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Montessori, cento anni dopo

Un secolo dopo la nascita di un metodo educativo che sconvolse il mondo della pedagogia, Roma ricorda la donna che proprio a San Lorenzo fondò la prima Casa dei Bambini

Tutto partì da quella piccola scuola a San Lorenzo. La prima “Casa dei Bambini” nasceva per i figli degli abitanti di questo quartiere romano e nessuno quel 6 gennaio del 1907 sapeva che proprio lì Maria Montessori gettava le fondamenta di un metodo che avrebbe rivoluzionato il mondo della pedagogia.

Cento anni dopo, la capitale l’ha ricordata con una convention internazionale di due giorni (il 6 e 7 gennaio) all’Auditorium ed un incontro, il 19 gennaio, al Teatro Saffi , al quale sono intervenuti il presidente del III municipio Orlando Corsetti e Maria Clotilde Pini, ex allieva della famosa pedagogista.

"La scuola italiana – ha ricordato il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, intervenuto all’Auditorium  – ha un grande debito di riconoscenza nei confronti di Maria Montessori, esemplare figura di educatore che ha precorso i tempi ed ha avuto il coraggio di avviare un progetto pedagogico innovativo, basato sulla centralità dell’alunno e sull’idea del bambino come persona completa". E non ha dimenticato di sottolineare come il principio ispiratore, e la grande novità, delle sue teorie fu quello di "conoscere e valorizzare gli spontanei interessi del bambino come leve prioritarie per il suo apprendimento".

Femminista ante litteram, due volte candidata al premio Nobel per la pace e prima donna in Italia con una laurea in Medicina, Maria nel 1900 cominciò un lavoro di ricerca presso il manicomio romano di S. Maria della Pietà dove, tra gli adulti malati di mente, si trovavano bambini con difficoltà o con turbe del comportamento.
Da questa esperienza trasse origine il suo metodo, quello della Mediazione Pedagogica consistente nel “risvegliare lo spirito umano dei frenastenici” (termine introdotto nel 1877 da Andrea Verga, psichiatra e professore di clinica medica, che con esso aveva indicato pazienti affetti da debolezza delle funzioni cerebrali e di solito definiti idioti). Montessori decise di dedicarsi al loro recupero, si battè per i loro diritti nei congressi di quegli anni e al tempo stesso iniziò ad espandere il metodo applicato a bambini con problemi psichici all’educazione di bambini normali, per i quali appunto il 6 gennaio di cento anni fa aprì la prima "Casa dei Bambini", una scuola armoniosa e a misura di fanciullo, dall’arredamento (piccoli banchi bianchi fra pareti colorate, librerie e lavandini ad altezza di bambino) ai metodi educativi.

“Il suo più grande contributo – ha spiegato Clotilde Pini – nella storia dell’umanità è quello di aver riscoperto la luce del bambino, portandolo a scoprire la possibilità di far esperienza di concetti matematici (radice quadrata, sottrazione, addizione). L’insegnante deve fornire soltanto i mezzi ed aspettare. E lei per esplicitare questo concetto aveva disegnato su carta la sagoma di un bambino e quella di un quadrato. L’adulto è come uno schermo che non si deve mai sovrapporre”.

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