Municipio Solidale

Il progetto del Municipio Roma VIII: "un coordinamento istituzionale di tutto quello che è l’attivismo del nostro territorio di riferimento"
Patrizia Artemisio - 19 Marzo 2020

Tu pensa se ce lo avessero detto un anno fa. La distanza di due metri, il non toccarsi, abbracciarsi, baciarsi. Pensando ai film di fantascienza, avremmo spalancato un sorriso sornione e tirato fuori il gioco della bottiglia.
Ora che l’inverosimile è realtà e ci sfuggono via i sensi, nell’astrazione del pensiero troviamo soluzioni al vuoto lasciato dal calore dell’essere vicini.
Nell’Ottavo Municipio presieduto da Amedeo Ciaccheri è stato realizzato un progetto per continuare a tenerci per mano.

“L’idea del portale www.municipio-solidale.it è stata mia – spiega Francesca Vetrugno, assessore alle politiche educative e culturali – poi l’abbiamo condivisa con il resto della Giunta.
L’idea di un contenitore unico mi è venuta perché, ascoltando le varie realtà del territorio, sentivo che tutti si erano attivati ma chiedevano al Municipio di essere un punto di riferimento nel coordinare l’attivazione di ciascuno.

Abbiamo quindi sperimentato questa nuova modalità che spero si metterà a valore anche quando sarà finita l’emergenza: un coordinamento istituzionale di tutto quello che è l’attivismo del nostro territorio di riferimento”.

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Parliamo di attivismo in ambito sociale?

“Beh, non solo sociale, è anche culturale perché, ad esempio, Radio Anticorpi è una pagina Facebook che cura soprattutto la parte culturale, l’informazione e le attività per i bambini. E’ partito da Casetta Rossa e il centro sociale, ma è immediatamente diventato un contenitore plurale, con quelle che sono le varie realtà che svolgono attività culturali”.

Il progetto include la Scuola di Territorio, di che si tratta?

“Questa nasce prima di Municipio Solidale. Appena hanno chiuso le scuole, ho raccolto una serie di contributi che venivano dai negozianti, dai comitati di quartiere che volevano comunicare ai bambini la loro vicinanza con un video, anche chiedendo una ‘restituzione’. E ne abbiamo avute di restituzioni! Fotografie di bambini che fanno i biscottini, qualche articoletto di giornale… E’ stato importante non solo per i bambini ma anche per le persone che volevano essere solidali con loro.”

Tra i partecipanti ci sono le librerie per bambini?

“Si, adesso abbiamo messo sul sito Eco di fata, così come La tana del libro, poi c’è l’associazione Donne di carta che ha inserito il proprio canale”.

Avete riscontrato una buona partecipazione da parte dei bambini?

“Sì, anche se ora tutto questo non basta. Sto organizzando un gruppo di lavoro con alcuni pedagogisti e con gli insegnanti per cercare di sviluppare delle azioni in più.
I bambini stanno perdendo tutta quella che è la parte della socializzazione ma anche la scansione dei ritmi della loro giornata. Tendono a confondere la notte col giorno anche se gli insegnanti sono molto bravi. Nella didattica online adesso li fanno collegare nell’orario scolastico e chiedono la restituzione dei compiti entro una certa ora. Perdere i ritmi della giornata, per i più piccoli, resta un problema, quindi le librerie propongono ai genitori ad esempio una lavagnetta in cui scandire il tempo per le attività. Anche i genitori vanno aiutati…” In effetti… “Sì, stanno andando fuori di testa! Spesso stare in famiglia significava passare poche ore con questa famiglia durante il giorno, ora starci tutto il tempo… Ci sono genitori che non sanno più che cosa fare. Ma è una novità per tutti, ora bisogna cercare di pensare in analogico e poi sviluppare in digitale, l’errore è quello di pensare forse troppo allo strumento e poco all’azione che viene proposta. Ci stiamo lavorando”.

Ci sono anche persone fragili che la quarantena mette alla prova, con il servizio Voce Amica cosa avete riscontrato?

“Questi erano numeri già attivi di supporto psicologico ma chiaramente c’è un aggravamento delle difficoltà già presenti. Noi riceviamo tante telefonate, anche al numero di riferimento 0640060606, di persone che semplicemente vogliono essere rassicurate o anche banalmente parlare due minuti al telefono con qualcuno.
Il servizio dei volontari della consegna della spesa o dei farmaci a domicilio – continua Francesca – resta comunque il più importante e siamo stati il primo Municipio che lo ha attivato.

Abbiamo fatto un protocollo sia per il telefonista, sia per il volontario che deve consegnare la spesa.
Le chiamate sono tantissime ma abbiamo tanta disponibilità, una disponibilità che sta crescendo.

Adesso siamo allo step successivo, molti anziani sono stati direttamente adottati dai volontari: invece di passare dal centralino, anche in base alla strada, i volontari hanno preso in carica alcuni anziani e questi ora si rivolgono direttamente al volontario che li ha presi in carica la prima volta.”

Nella foto sopra la lista della spesa di un anziano il quale spera che il pane curasau gli duri un mese.

Crede che questo progetto si andrà espandendo agli altri Municipi?

“Il Primo e il Terzo Municipio, più legati a noi, hanno attivato qualcosa di simile, però voglio sperare che lo facciano anche gli altri perché noi continuiamo a ricevere segnalazioni da tutta Roma”.
E come si fa a non sognare che la solidarietà valichi i confini dell’Ottavo Municipio per abbracciarli tutti, che da Roma contagi il Paese intero, che vada oltre, là dove il mondo già colora i suoi monumenti col nostro tricolore.

Patrizia Artemisio


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