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Museo della Shoah di Roma

Veltroni annuncia la sua realizzaione entro la metà del 2007

Prima di imbarcarsi per Cracovia assieme ad un gruppo di 200 studenti della capitale, con i quali compirà l’ormai tradizionale visita ai campi di Birkenau e Auschwitz, Walter Veltroni ha voluto fare un importante annuncio. Il Sindaco ha dichiarato che entro un mese sarà messo a punto il progetto per il Museo della Shoah di Roma. L’opera usufruirà anche della collaborazione di Massimo Pezzetti, storico del Centro di documentazione ebraico di Milano, il quale curerà l’aspetto scientifico del museo, insieme allo storico Umberto Gentiloni. Veltroni ha precisato che l’avvio dei lavori per il Museo è previsto per l’inizio del prossimo anno, e se ne prevede una durata di 18 mesi.

Pezzetti è uno dei massimi esperti della shoah e dei campi di sterminio. Egli ha voluto sottolineare come naturalmente il Museo della Shoah non potrà essere relativo alla sola città di Roma, seppur il tema della Shoah romana avrà grande spazio”. A tal proposito non possiamo non ricordare come il 16 ottobre ricorrerà il 63° anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma.

Pezzetto si reca ad Auschwitz da oltre tre decenni per motivi di studio, ed accompagna i ragazzi delle scuole nelle visite dalla metà degli anni ’90: “da quando cioè – ha spiegato – i testimoni hanno cominciato a parlare e le scuole hanno cominciato a organizzare questi viaggi. Fino ad allora, quella di Auschwitz era una tragedia anonima. La peculiarità di questo campo – ha aggiunto – è che era un luogo di messa a morte, solo il 20% di chi vi era recluso era sfruttato momentaneamente per il lavoro. Qui si veniva per essere messi a morte. Il 98% degli ebrei italiani è stato portato ad Auschwitz, in tutto circa 8.500”.

Mentre era ancora a all’aereoporto di Fiumicino anche Veltroni si è voluto soffermare su una riflessione, ovvero come “l’esperienza che abbiamo fatto nelle altre due occasioni è stata straordinaria: questo modo di vivere per i ragazzi il viaggio come parte di un progetto educativo che stanno facendo nelle scuole e, al tempo stesso, la possibilità di recarsi nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau con i testimoni che possono raccontare direttamente ciò che è stato vissuto, dà loro una emozione e una voglia di capire e di approfondire che poi li accompagna per un lungo tratto della loro vita”.

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