

Questo insolito museo si trova presso la chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, a Lungotevere Prati 12. L’aspetto gotico della costruzione, ad opera dell’architetto Giuseppe Gualandi, ha qualcosa di affascinante e nello stesso tempo spettrale e le ha recato la definizione di “piccolo duomo di Milano”. Il 15 settembre 1897, scoppiò un incendio all’interno dell’edificio. Domato il quale, il padre Vittore Jouet riconobbe in una macchia tracciata dal fuoco sulla parete, un volto sofferente. L’episodio è stato documentato con una fotografia che si trova all’interno della chiesa. Il parroco si convinse che doveva trattarsi dell’anima di un defunto che si trovava in purgatorio ma che voleva mettersi in contatto con i vivi. Con questa convinzione, Jouet cominciò a cercare altre apparizioni del genere. Proseguì le sue ricerche con lunghi viaggi in Italia e in Europa e raccolse numerosi cimeli che sembravano dare credito alla sua opinione.
Tutti gli oggetti “toccati” dalle anime dei defunti si trovano all’interno del museo. La struttura, tra l’altro ha anche fama di luogo “maledetto”. I cimeli, circa una decina, sono tutti forniti di una ricca documentazione. Tra gli altri un impronta di fuoco su un cuscino, lasciato nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1894, dal fantasma di suor Maria di San Luigi Gonzaga mentre appariva a suor Margherita del S. Cuore quando quest’ultima si trovava a letto. Il fantasma della donna aveva un’espressione disperata, ed era circondata da ombre nere. La suora raccontò di trovarsi in purgatorio perché, in vita aveva peccato gravemente, desiderando di morire a causa delle indicibili sofferenze provocatele dalla tisi. Tuttavia dopo un incoraggiamento della Madre superiora, si rimise tranquillamente alla volontà di Dio. Pochi giorni dopo, la mattina del 5 giugno, serenamente spirò. Avrebbe dovuto passare 20 anni in purgatorio. Il fantasma chiese preghiere per accelerare il passaggio in paradiso. Il fantasma riapparve il 20 e il 25 giugno alla stessa suora per ringraziarla delle preghiere e gli fornì alcuni messaggi spirituali prima di volarsene in cielo.
Un’altra testimonianza presente nel museo è rappresentata dalle impronte di un sacerdote defunto sulla manica della veste di una monaca e sulla tavoletta utilizzata dalla monaca per lavorare e su un foglio di carta.
L’avvenimento relativo a questa testimonianza è accaduto il 1 novembre del 1731. Nella chiesa del monastero di San Francesco, a Todi, la madre badessa Isabella Fornari stava assistendo alla messa che padre Isidoro Gazala stava celebrando in suffraggio di padre Panzini, defunto abate olivetano di Mantova. Il religioso volle lasciare un segno del suo passaggio e comunicare in questo modo il fatto che si trovava ancora in purgatorio.
Un altro cimelio riguarda le misteriose apparizioni della signora Leleux al figlio Giuseppe, avvenute a Wodecq in Belgio, nel 1789, ventisette anni dopo la morte della donna. Durante questa apparizione, la madre lasciò la sua impronta sulla manica della camicia del figlio ma prima si era manifestata nelle undici notti precedenti, tormentando il figlio, ricordandogli di celebrare messe per la sua anima e pregandolo di abbandonare la sua vita dissoluta.
La donna raggiunse il suo scopo. Il figlio fondò una congregazione religiosa e morì in odore di santità nel 1825.
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