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Nessuno si è mosso: cronaca di ordinaria insicurezza a Roma

Furto alla Stazione Magliana, tre tentativi per riuscire a sporgere denuncia, ritrovare da solo la propria valigia

Sabato, 5 maggio 2007. Stazione Ferroviaria Magliana. Erano le undici di sera ed io mi trovavo sul treno in direzione Fara Sabina di ritorno da Fiumicino. Arrivato alla stazione Magliana vengo investito da un carrello della spesa carico all’inverosimile. Per schivarlo, libero il passo dal mio bagaglio ma prontamente una mano dall’esterno lo afferra e me lo sottrae.



Mi butto subito all’inseguimento della persona, ostruito nell’uscita, ancora, dal carrello della spesa. Arrivato a fondo banchina in direzione Fiumicino, sto per afferrare il ladro quando noto alle mie spalle altri 2 individui, dai tratti extracomunitari, che si mettono a loro volta a rincorrermi.

A quel punto preferisco abbandonare l’inseguimento per evitare un episodio simile a quello accaduto alla povera Vanessa Russo. Sto per tornare verso il treno che, nel frattempo, forse per l’accaduto, non era ancora partito, quando incrocio con lo sguardo i due che mi inseguivano, i quali fanno finta di nulla.
Così, rassegnato, risalgo sul treno constatando che rimanere a quell’ora, alla stazione deserta e poco illuminata fosse poco sicuro. Nel frattempo cerco di chiamare il 113, ma una turista francese si sente male (forse per aver assistito alla scena) e casca a terra in preda ad un attacco di epilessia. Essendo un ex vigile del fuoco le presto subito soccorso per evitare il soffocamento e la lacerazione della lingua. Troppo tardi. La signora inizia ad avere degli attacchi. Non trovo collaborazione da parte degli altri passeggeri ed è impossibile comunicare con i conoscenti perché non conosco il francese ma riesco, comunque, ad evitare il peggio. Scansando la lingua della povera epilettica, mi prendo due morsi ben assestati, dovuti alle convulsioni, ma alla fine riesco a farla respirare. Passata la crisi l’affido alle cure dei suoi compagni di viaggio. Nel frattempo noto con disappunto che intorno a me “nessuno si è mosso”.



Arrivato alla stazione Trastevere, scendo e mi faccio portare al commissariato di Monteverde per denunciare l’accaduto. Mi fanno attendere a lungo al posto di guardia, mentre almeno 6 poliziotti fumano e bevono caffè ignorandomi. All’ennesimo cortese sollecito qualcuno decide di ascoltarmi. Dopo aver raccontato la storia mi sento rispondere: "abbiamo un arrestato, prima di 3/4 ore non possiamo accogliere la sua denuncia". Così decido di recarmi ad un altro commissariato, quello di Trastevere. Anche qui stessa storia. Ci vogliono ore per poter rilasciare una denuncia a causa di un altro arresto. Cambio per la terza volta e mi reco al Commissariato di Porta San Paolo. Niente di nuovo. Dichiarano che quella sera ci sono degli arrestati e che per fare una denuncia ci vogliono ore, perché di notte l’organico è ridotto. Perdo parte della mia cordialità e grido all’indecenza mentre chiedo di indicarmi un commissariato di Roma che non abbia effettuato un arresto e che non abbia solo una persona di servizio. La poliziotta di guardia, forse dotata di maggior sensibilità femminile, prende in mano la situazione e riesce a procurarmi un contatto con un collega per farmi rilasciare la denuncia.
Racconto l’avvenimento per filo e per segno al Sovrintendente il quale si dimostra gentile, ma anche estremamente sbrigativo. Non gli interessa la descrizione degli individui. Mi risponde che "non è necessaria perché queste informazioni possono essere utili al 113 nel caso in cui una pattuglia si dovesse trovare nelle vicinanze". Rilascio una denuncia, che lascia il tempo che trova. Rileggendola capisco il totale disinteresse verso l’accaduto: l’elenco del contenuto si è trasformato in "EFFETTI PERSONALI" ed "ALTRO", ma la cosa peggiore è la dicitura a fondo denuncia:

"A.D.R. (A Domanda Risponde) Non ho sospetti su alcuno né altro da aggiungere"!



Cosa??!! Avevo appena dichiarato di essere in grado di poter descrivere dettagliatamente le persone!


Firmo con rassegnazione la denuncia, ringrazio e me ne vado. Mi faccio prestare una macchina da un amico di Roma (perché io sono di Terni e stavo rientrando da un viaggio di lavoro) e decido di andare a vedere dalle parti della stazione se, per caso, chi mi aveva scippato, vendendo il contenuto di solo vestiario della valigia rubatami, avesse deciso di abbandonare la refurtiva.

A fondo banchina sul lato dell’argine del Tevere, in mezzo alle canne noto una baracca. Proprio lì stavano maltrattando la mia roba, molto probabilmente imprecando, perché non trovavano nulla di valore. Ho assistito dall’alto della strada, a ragionevole distanza di sicurezza per non farmi vedere, e protetto dalle inferriate della stazione, allo scempio dei miei effetti personali.



Ora mi domando: tra le 23.00, orario dell’accaduto, e le 00:40, orario della scena, nessuno poteva intervenire per aiutare un cittadino in difficoltà?



Bisogna prima essere feriti per poter avere, forse, un rapido intervento?



Quelle persone, probabilmente, ripeteranno la medesima scena le prossime notti ai danni di altri turisti o passeggeri del treno.



E se un giorno qualcuno decidesse di ribellarsi o risolvere a modo suo il torto subito? Verrebbe immediatamente trasformato da tutti in un gesto di razzismo?



Se avessi reagito pesantemente nei confronti dei 3 individui lasciandoli in pessime condizioni sulla banchina del treno, sicuramente sarei stato perseguitato dalla legge, perché la reazione sarebbe risultata sproporzionata all’offesa, e magari alla fine avrei dovuto pagare i danni, per le botte che avrei ricevuto se avessi provato solo a recuperare il bagaglio senza difendermi preventivamente. Senza parlare poi delle forze dell’ordine che ancora si lamentano della mancanza di credibilità e rispetto che il cittadino ha verso di loro!



Morale della favola: nessuno si è mosso. Ed io non posso fare altro che sperare vivamente che episodi di questo tipo non accadano più. Bella consolazione!

 
M. F.

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