

"Ora i cittadini si aspettano una rapida formazione del governo municipale che dovrà proseguire i molti discorsi avviati"
Si pensava che piovesse ma non che grandinasse. La vittoria del centrosinistra guidato dal Presidente Medici è stata schiacciante. Per converso la sconfitta del centrodestra guidato da Tarantino è stata una vera e propria Caporetto. In termini di seggi, compreso il Presidente, finisce 17 a 8. Netta l’affermazione della lista unitaria dell’Ulivo che conquista 11 seggi (7 DS e 4 margheritini).
Ora i cittadini si aspettano una rapida formazione del governo municipale all’insegna della qualità nella scelta degli uomini di governo e degli incarichi istituzionali. I problemi urgono soluzioni e bisogna evitare le defatiganti alchimie partitiche che trascinano le cose per le lunghe con la rincorsa all’incarico del singolo consigliere.
Il nuovo governo del X Municipio dovrà proseguire da subito i molti discorsi avviati sui problemi urbanistici, sulla mobilità pubblica e privata, sulla manutenzione e il decollo delle aree verdi, sul funzionamento dei servizi: dalla nettezza urbana, alla polizia municipale, dalle politiche sociali a quelle del commercio. Su queste cose ci si aspetta che riprenda con forza e si sviluppi quel processo partecipativo che è stato uno dei tratti distintivi della scorsa amministrazione e fattore non secondario del suo successo elettorale.
La campagna elettorale è stata svolta dai singoli candidati più che dai partiti. E questo non è stato un bene. Di programmi si è sentito parlare poco o niente. In compenso le facce dei candidati ci hanno sorriso ad ogni angolo di strada, ammiccanti e invitanti, nelle pose più sbarazzine, a votarli per il bene della città, del Municipio e di noi cittadini. Gli inviti sono stati fatti in generale e anche per specifiche categorie. Tra queste ultime è rimasto impresso, per la sua robusta consistenza politica, lo slogan di una candidata che invitava a votarla in ragione della sua maternità. Il sistema elettorale proporzionale fondato sulla preferenza unica ha mostrato ancora una volta la sua inadeguatezza e pericolosità perché spinge sempre più a far lievitare i costi elettorali dei singoli candidati e quindi li espone, se non posseggono risorse proprie, al condizionamento di forze economiche consistenti che di solito non pensano al bene pubblico ma a quello privato.
I capaci e i meritevoli, per dirla con la nostra Costituzione, rischiano sempre più di rimanere esclusi dalle istituzioni mentre il potere del denaro interviene massicciamente nella selezione degli eletti.
Si pensi alla bocciatura alle comunali di un persona come La Regina, che come ex sovrintendente archeologico ha salvato Roma da molti scempi, e si avrà la dimensione esatta di quanto andiamo dicendo. A ciò si aggiunga che la preferenza unica spinge i singoli concorrenti a guardare in cagnesco il collega di lista più che gli avversari dell’opposto schieramento e questo non aiuta i partiti a consolidare la propria interna coesione e, come si è visto, a mettere in primo piano gli impegni programmatici.
Urge perciò che si metta mano a una modifica del sistema elettorale che, pur rimanendo nel solco del maggioritario, ne elimini i difetti di eccessiva personalizzazione, quel "vota Antonio, vota Antonio" del grande Totò che è il solo grido che è risuonato in questa campagna elettorale amministrativa. Con ciò senza nulla concedere al qualunquismo che, insieme al calcio, è l’altro vero e più profondo sport nazionale.
Ricordiamoci sempre, per dirla con Churchill, che la democrazia è un sistema di governo imperfetto ma sempre meglio di tutti gli altri e che c’è stato un tempo, nel nostro paese, durato vent’anni in cui le teste invece di contarle si rompevano.
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