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No alla riforma dei consultori familiari nel Lazio

Nieri: "farebbe sprofondare il Lazio in un medioevo dei diritti"

In questi giorni si sta parlando della nuova proposta di legge per riformare i consultori. Il tema presenta varie sfaccettature, tocca sensibilità diverse. “Con la legge, Olimpia Tarzia, consigliere regionale della Sanità, vuole lanciare un segnale forte, dimostrando che la Regione è attenta alla famiglia, prima risorsa della società, e alla tutela della maternità e del diritto alla vita”.

Giovedì 15 settembre si sono svolte le prime audizioni in Commissione con gli assessori provinciali ai servizi sociali sulla riforma dei consultori familiari. La proposta di legge 21, riguardante “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”, prima firmataria Olimpia Tarzia, pone l’attenzione su come migliorare l’assetto funzionale-organizzativo dei consultori, ai quali ogni anno ragazze, mamme e famiglie richiedono assistenza e sostegno. I consultori familiari saranno tenuti a trasmettere semestralmente all’assessorato alla Sanità un resoconto sulle cause della richiesta di aborto, sulle attività compiute per prevenirlo, sul grado di efficienza del volontariato, e sarà istituito uno sportello informativo destinato alle ragazze madri.

Tuttavia la legge ha ricevuto molte critiche. Vediamo perché.

Prevede l’affidamento della gestione dei consultori ad associazioni di volontariato, fondazioni onlus e a strutture private lucrative che in qualche modo potrebbe sradicare la base politico-sociale per cui nascono. Il tentativo di rendere più efficace il consultorio inserendo soggetti privati potrebbe limitarsi ad arricchire quest’ultimi e a non focalizzare l’attenzione sui reali problemi di cui si dovrebbe occupare.
Il problema attuale dei consultori è quello di essere carenti e deboli nelle strutture di risposta al pubblico, sarebbe necessario quindi potenziarli attraverso investimenti e fondi comuni. Inoltre la legge utilizza troppo spesso parole come “famiglia” e “diritto alla vita”, dando l’impressione di lasciare nell’ombra la libertà delle donne e il loro diritto ad autodeterminarsi.

Luigi Nieri afferma  “Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per fermare questa legge che rischia di far sprofondare il Lazio in un medioevo dei diritti e che tratta in modo esclusivamente ideologico la questione dell’interruzione di gravidanza”. Questo la dice lunga sul modo con cui si vuole gestire il problema, il rischio è che la nuova legge sia finalizzata alla sola dissuasione all’aborto e non alla difesa del benessere psicologico delle donne. L’obiettivo sarebbe quello di “convincerle” a tenere i loro figli in difesa del diritto alla vita come se loro stesse, prime vittime e parte debole, si opponessero, a priori, a questo principio.

La maggior parte di loro potrebbe trovarsi ad affrontare non solo questioni di tipo economico o di mancato sostegno da parte delle famiglie ma anche problematiche più profonde: il senso di colpa quando scelgono di abortire, la vergogna davanti ai loro genitori, la solitudine rispetto alle loro pari, le preoccupazioni su come poter garantire al bambino un futuro da uomo libero. Dobbiamo forse immaginare che un assegno che non va oltre una media di 250 euro al mese può essere sufficiente a garantire al bambino/a di seguire le sue aspirazioni in un mondo equo?

Chissà se la signora Tarzia e i suoi alleati abbiano pensato anche a questo o solo a battersi in nome di una presunta difesa alla vita che cancella ogni idea di welfare universale e inclusivo.

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