

La protesta della Federazione Italiana Pubblici Esercizi contro il rincaro della tassa per l'occupazione del suolo pubblico
Venerdi 23 luglio tutti i residenti della Capitale ed i turisti presenti nella calda città, al passaggio lungo il quartiere storico di Trastevere, si sono trovati davanti ad una tavola imbandita con tramezzini, caffè, panini e diverse cibarie. Il piccolo rinfresco, offerto in modo totalmente gratuito, non era parte di un’allegra festa di quartiere ma bensì lo stravagante modo con cui la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha voluto manifestare contro la decisione del Comune di Roma di aumentare la tassa di occupazione del suolo pubblico.
Questa trovata, divenuta ormai un vanto per il sindaco Alemanno per tentare il risanamento delle casse comunali, ha mandato su tutte le furie i ristoratori romani che non hanno esitato a mettere in piedi un vero e proprio "No tasse day".
Si annuncia un aumento dell’imposta per l’occupazione del suolo pubblico pari al 125%, rendendo ancora più pesante la situazione nelle casse degli esercizi commerciali.
Come da pubblicazione dei dati relativi alla città di Roma si osserva che nel 2009 circa il 17% in meno dei romani ha consumato al bar, il 31% in meno è andato al ristorante; allo stesso modo sono aumentate le richieste di cassa integrazione nel 2009 a tutto svantaggio del settore e di chi ci lavora.
Il Presidente della Fipe, Nazareno Sacchi ha dichiarato: "La protesta di venerdì è stata solo il primo passo perché la categoria, pur essendo pronta a stringere la cinghia non ha intenzione di accettare in silenzio rincari così elevati che, in un momento di crisi, metteranno ulteriormente in ginocchio gli esercizi commerciali di Roma.
Il Comune di Roma sta cercando di metterci con prepotenza le mani nelle tasche. Arriveremo a pagare per i tavoli all’aperto più del prezzo di locazione degli esercizi. E a rimetterci saranno i turisti. Girando per Roma – prosegue – è sotto gli occhi di tutti la grande quantità di occupazione di marciapiedi con macchine, moto, bici, piante, ornamenti e bancarelle: una vera e propria vetrina dell’impunità. Ma gli unici che sembrano essere fuori dalle regole siamo sempre e solo noi con il famigerato ‘tavolino selvaggio’".
Mentre Alberto Pica, presidente della Siga, afferma: "Facciamo parte di una categoria che ha sempre pagato le tasse, da 20 o 30 anni. Sono tanti anni che, nei bar e nei ristoranti, non aumentiamo i prezzi; da noi una pizzetta costa quasi meno di quella comprata in una pizzeria d’asporto. Stiamo preparando volantini e manifesti che affiggeremo su tutti i nostri negozi affinché i cittadini siano a conoscenza della situazione".
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