Occupazione scuole: aperto un tavolo discussione

Polemiche sul provvedimento adottato dai licei Newton di Roma e Anco Marzio di Ostia
di Laura Fedel - 20 Novembre 2009

I licei Newton di Roma e l’Anco Marzio di Ostia hanno ritenuto opportuno punire il tentativo di occupare la scuola, messo in opera dagli studenti, con un provvedimento drastico: cinque in condotta ai ragazzi colti in “fallo”.

Immediata la replica da parte di Annalisa Martino, responsabile di Scuola e Istruzione dell’Italia dei Diritti: “In principio non sono stata mai favorevole all’occupazione però visto il momento critico della scuola, apprezzo il tentativo da parte degli studenti di farsi sentire, per cercare di dare uno scossone al problema e generare un cambiamento. Ora come ora – prosegue la Martino – gli studenti sono gli unici ad avere il merito di affrontare delle problematiche realmente serie e questo provvedimento è eccessivo. Credo che la reale gravità della questione sia invece il totale assenteismo della classe docente”. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro punta il dito contro il totale disinteresse da parte del corpo docente, il quale si mostra indifferente al progressivo sgretolamento del sistema didattico italiano.

Quello dell’occupazione scolastica è un fenomeno in continuo aumento che desta la preoccupazione di Marco Di Stefano, Assessore all’Istruzione, Diritto allo Studio e Formazione della Regione Lazio, che ha dato la propria disponibilità a costituire un tavolo regionale di confronto con tutti i rappresentanti dei soggetti appartenenti al mondo della scuola. In una nota l’Assessore invita studenti, dirigenti scolastici, docenti e famiglie a concordare insieme spazi di discussione. “Lo scopo – precisa Di Stefano – è quello di dibattere, in modo democratico, sulle grave questioni che investono il mondo della scuola, impedendone di fatto un funzionamento regolare. La scuola è di tutti e per questo da una parte i presidi devono mettere a disposizione degli studenti dei luoghi adeguati per discutere dei problemi, dall’altro gli studenti devono essere richiamati a un senso di responsabilità per impedire danni materiali agli edifici e un’ovvia perdita di conoscenze a causa dell’interruzione delle attività didattiche”.
 


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