

Il 5 gennaio, rinnovando un impegno caro a Giovanni Paolo II
Foto di Enrico Rocchi
“Ogni anno, finché ha potuto, il mio amato predecessore è venuto ad ammirare questo presepe. Anch’io, proseguendo questa bella consuetudine, sono qui tra voi con grande gioia”. Così Papa Benedetto XVI giovedì 5 gennaio ha salutato la folla di operatori ecologici, che ogni anno si raccoglie nella sede Ama, in via dei Cavalleggeri 5, a due passi da piazza San Pietro per l’incontro col Santo Padre.
Ad accogliere il Papa c’erano il sindaco di Roma Walter Veltroni, il presidente dell’Ama Massimo Tabacchiera, l’amministratore delegato Domenico Tudini e il direttore generale Giovanni Fiscon.
E’ il presidente Tabacchiera a dare il benvenuto al Santo Padre: “Per noi è un onore poter lavorare e renderci utili per questa città che ne ospita un’altra, quella del Vaticano. L’Ama ha un rapporto molto stretto con il Vicariato di Roma e con la Comunità di Sant’Egidio, con la quale organizziamo iniziative di carità come ad esempio le esequie funebri per i poveri. Siamo felici che la Madonna della Strada, custodita nella Chiesa del Gesù, sia diventata patrona dei netturbini. Vorrei inoltre fare una sorpresa al nostro caro Giuseppe Ianni, autore del presepe, donando a nome dell’azienda un viaggio a Betlemme per il suo 50° anniversario di matrimonio”.
Il sindaco Veltroni ha rivolto a Benedetto XVI gli auguri a nome di tutti i romani e si è poi rivolto ai dipendenti Ama: “Un saluto da parte di tutti i cittadini di Roma al Santo Padre e a tutti i lavoratori dell’Ama, che non ringrazieremo mai abbastanza per il loro faticoso lavoro e per il loro spirito civico. Il presepe sta qui, tutto l’anno, eppure ogni anno è diverso, perché Ianni vi aggiunge qualcosa di nuovo”. “Quella raffigurata qui – prosegue il Sindaco – è una comunità, come quella romana, dove ognuno quotidianamente svolge il suo compito con e per gli altri”.
Calorose le parole del Papa: “Voglio esprimervi di persona la mia gratitudine per il prezioso lavoro che svolgete, perché tenete piazza San Pietro pulita e ordinata, attività segno di una purezza interiore che rende sempre più ospitale la nostra città, capitale del mondo in molti sensi. La visita al presepe dei “netturbani” – l’accento tedesco di Joseph Ratzinger concede ai cronisti queste ‘chicche’, ndr – originale e al tempo stesso fedele allo spirito antico, è come riandare in pellegrinaggio a Betlemme alla vigilia della festa dell’Epifania. Vi lascio con la frase che ho scelto per questo Natale: «Svegliati uomo, poiché per te Dio si è fatto uomo». Che Gesù diventi il centro e la meta della nostra vita”. Benedetto XVI ha quindi recitato il Padre Nostro e impartito la benedizione finale.
I presenti erano visibilmente commossi. Tamara Di Pasquale, da 16 anni impiegata alla Direzione Ama, racconta ad Abitare A il suo personale ricordo: “Incontrare Giovanni Paolo II fu un’esperienza bellissima. Mi ha lasciato un grande senso di pace. Anche questo Papa, venendo qui, ci dimostra la sua vicinanza e per noi dipendenti dell’Ama è un onore”.
Padre Cristoforo Sironi, gesuita, cappellano dell’Ama dal 2001, aggiunge: “Ho avuto la fortuna di assistere agli ultimi due incontri del vecchio Papa, aveva attenzione alle persone, mentre salutava ti guardava negli occhi. Mi aspettavo che anche Papa Benedetto proseguisse quest’impegno, perché è molto devoto alle tradizioni più belle della nostra fede, come il presepe”.
Ideato e realizzato nel 1972 da Giuseppe Ianni, il Presepe dei Netturbini è il più conosciuto a Roma. 650 gradini di cui oltre 400 realizzati con marmo proveniente dal colonnato di S. Pietro e i restanti con pietre giunte dal Santuario di Greggio, dalla Birmania, da Bethlemme e da S. Giovanni Rotondo. Ogni anno l’opera è ampliata e arricchita, restando fedele allo stile delle tipiche costruzioni della Palestina di duemila anni fa. Il Presepe conta ben 95 case che, costruite tutte in pietra di tufo, sono dotate di porte e finestre con balconcini, secondo lo stile dell’epoca. 95 le lampadine, che fungono da punti luce per lumini ad olio e fiamme. E ancora biancheria stesa, fascine di legna e ben due caminetti fumanti. 54 metri di strade in lastre di selce (sampietrini) incontrano tre fiumi lunghi complessivamente 9,50 metri con sette ponti, di cui quattro in muratura e tre in legno. Due dei tre fiumi alimentano quattro acquedotti che, lunghi 16 metri, sono sostenuti da ben 38 arcate: il più piccolo in alto è realizzato in tufo romano, così come la ruota del mulino alimentata dall’acquedotto centrale. Cinque le sorgenti d’acqua, due le pareti umide dove scendono stalattiti e un pozzo con acqua sorgente. 24 grotte scavate nella roccia, adibite a stalle o ripari per pastori, magazzini per frumento, cereali, lenticchie, sale, farina, conservati in piccoli sacchi realizzati da un’abile sarta e damigiane di vino ed olio. Il Presepe è popolato da circa 200 personaggi, 90 pecorelle, sette cammelli carichi di mercanzia, quattro asinelli, quattro buoi e due cani. La colomba sopra la grotta, una calata di angeli dal cielo e l’alternarsi del giorno e della notte rendono ancor più suggestivo lo scenario.
Si stima che l’abbiano ammirato oltre un milione e mezzo di persone, romani, turisti, pellegrini, autorità istituzionali ed ecclesiastiche. Karol Wojtyla non è mai mancato all’appuntamento, dall’inizio del suo pontificato fino al 2002. Celebri anche le visite di Papa Paolo VI, nel gennaio del 1974, e di Madre Teresa di Calcutta.
Il Presepe è aperto tutto l’anno e si può visitare gratuitamente nei seguenti orari:
dal 1 febbraio al 14 dicembre tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, domenica e festivi dalle 8.00 alle 11.30.
Dal 15 dicembre al 30 gennaio tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00.
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