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Parcheggi sotterranei e corsie preferenziali:

Ecco come il Comune ha predisposto la "cura del ferro" per il trasporto pubblico locale e gli scavi metropolitani

I potenti “palazzinari” – assertori-beneficiari della storica speculazione edilizia a Roma – stanno costruendo i parcheggi nel sottosuolo delle piazze e delle vie pubbliche di Roma. Con i “poteri speciali”, dall’agosto 2006, il Sindaco di Roma sostiene quei parcheggi.

Perché a Roma, dicono i due, sono troppi i veicoli privati circolanti (952 veicoli per 1000 abitanti) e bisogna toglierli dalle strade intasate. Così consolidano il degrado e coinvolgono anche le viscere della città. Ciò è possibile in quanto il potere degli abitanti – “tutto il potere risiede nel popolo” (vecchio adagio) – si esercita ed esaurisce nelle ore nelle quali si vota; subito dopo il voto, si (ri)diventa sudditi cioè impotenti ad imporre la soluzione di qualsiasi problema [nel caso del dramma del traffico a Roma, attuando un efficiente ed efficace servizio di Trasporto Pubblico Locale (TPL) su ferro supportato da idonei strumenti complementari (esempio, parcheggi di scambio sul GRA)].

Dal giorno successivo alle votazioni, “tutto il potere” viene gestito dagli eletti i quali dovrebbero realizzare (fare) quello che “loro” hanno promesso (detto) agli elettori e continuare a compiere quanto stabilito nel PRG (Piano Regolatore Generale) in vigore.

E’ noto che Roma scoppia di una burocrazia unica in Europa. Fin dal 21 maggio 1954, sindaco Salvatore Rebecchini, il Consiglio Comunale vota una mozione sul “progressivo decentramento” sulla direzionalita’ orientale. I tecnici elaborano lo SDO (Sistema Direzionale Orientale) – su un’area di 855 ettari ove realizzare una serie di centri direzionali disposti intorno all’”asse attrezzato” – cioe’ un lungo stradone collegante Monte Sacro con l’Eur passando per Pietralata, Tiburtino, Casilino, Centocelle-Torre Spaccata, Cinecitta’.

Questa “rivoluzione” della mobilita’ urbana viene sancita nel quarto PRG di Roma Capitale del 1962 (Decreto Presidenziale 16 dicembre 1961) dove determina la riconversione dalla gomma al ferro al fine di risolvere i problemi del trasporto pubblico. In quel PRG ’62 la metropolitana viene strutturata con sette linee incrociate diagonalmente (Nord Est-Sud Ovest ; Nord Ovest-Sud) : A – B – D – E – F – G e H ; viene eliminata la linea C (del PRG del 1959) e sostituita per un tratto dalla H e la restante parte dalla G. Una buona rete di ferro del TPL in grado di sconfiggere l’uso del mezzo privato.

La legge 396/90 “Per Roma Capitale”, stanziando 127.500.000.000 di Lire per l’esproprio dei suoli dello SDO e la progettazione e realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e scavi archeologici, imponeva la “cura del ferro”. Gli amministratori politici eletti nel 1993 (riconfermati nel 1998 e 2001) assunsero l’impegno di realizzare la “Cura del ferro” ratificandolo nella “Carta delle certezze”.

Per la linea D, metropolitana leggera di superficie da Fidene alla Laurentina seguendo il tracciato del lungo stradone, furono costruiti da una parte, nel IV Municipio, i Viadotti dei Presidenti e dall’altra parte, nel X Municipio, fu costruito il Viale Palmiro Togliatti; bisognava completarla nella parte centrale.

Si sta, invece, costruendo sul Viale Togliatti una “normale” corsia preferenziale per la gomma.

Dall’analisi degli ultimi tredici anni si evince che: tutti gli eletti a Roma dovevano realizzare un TPL su ferro capace di attrarre una notevole quantità di persone che, normalmente, usano il mezzo proprio; tutti gli eletti dovevano dare concretezza alla loro promessa “Cura del ferro”; tutti gli eletti dovevano continuare a realizzare quanto stabilito nel PRG del 1962 e successive modificazioni.

Non l’hanno fatto.

Il risultato conseguito è quello dell’aumento dell’uso del mezzo proprio, del peggioramento del TPL, della riduzione del diritto alla mobilità, dello smarrimento del Valore della vita.

In questo modo si è abbassato il livello della vivibilità per tutti. Purtroppo non in uguale misura visto l’esistenza di categorie disagiate (bambini, anziani, portatori di handicap, ecc.).

Per iniziare il cammino della rinascita degli abitanti “a contare”, serve l’applicazione, da subito, dello strumento della “partecipazione dei cittadini” alla vita Amministrativa, come previsto dalla Comunità Europea e dalle Delibere Comunali.

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Vito De Russis

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