

Nell'assemblea dalle associazioni del territorio romano del 12 ottobre
Un dibattito pubblico che ridiscuta le linee di intervento del Piano Generale del Traffico Urbano, oltre alla realizzazione di un piano regolatore delle telecomunicazioni che fermi il proliferare indiscriminato di “antenne” ritirando gli accordi tra Comune e gestori di telefonia mobile. Questi i punti cardini della mozione presentata al sindaco di Roma Walter Veltroni dalle associazioni del territorio romano che il 12 ottobre scorso sotto il coordinamento di Romambiente si sono date appuntamento nella sala riunioni dell’Aci di via Marsala per discutere “tutti quegli elementi utili al miglioramento della dialettica democratica della città” e rivendicare una partecipazione ormai negata alla vita pubblica della capitale.
Conditio sine qua non per un dialogo con la giunta capitolina è una risposta concreta, in assenza della quale i comitati promettono battaglia. Proposte di delibera di iniziativa popolare, almeno cinque stando alle testimonianze di associazioni e comitati di quartiere, non votate dal Consiglio comunale, undici mila le osservazioni al nuovo piano regolatore generale che marciscono da oltre due anni nel dimenticatoio e milioni di metri cubi di cementificazione “selvaggia” approvati in carenza di piena validità del nuovo P.R.G.: è la spiacevole conta che ha portato le varie realtà territoriali a scendere in campo e a maturare la decisione.
«Vogliamo che il Campidoglio torni ad ascoltare la voce dei cittadini e delle cittadine – hanno dichiarato i rappresentanti di Romambiente – in particolare nelle scelte di fondo che riguardano il governo del territorio». Da subito caratterizzatosi per un’azione di pressione sull’amministrazione comunale per la realizzazione di “veri procedimenti di partecipazione su tutti i progetti di trasformazione prima che siano decisi”, il coordinamento come ha sottolineato in apertura Massimiliano Di Gioia coordinatore dell’Associazione “Colle della Strega”, si pone l’obiettivo di portare all’attenzione di tutti i temi centrali per una vita democratica della città, come la diffusione di una cultura ed una politica ambientale.
La “Casa della Città”, una struttura fisica dove possano riunirsi le associazioni che da circa venti anni si battono per i diritti dei cittadini, è rimasta nel tempo una vana utopia: tra le ultime chance l’ex mattatoio o la sala del Garante, ma per ora di “Casa della Città” neanche l’ombra. Altro che “Carta di Aalborg” o “Convenzione di Aarthus”, i due provvedimenti emanati a livello europeo rispettivamente nel 1994 e nel febbraio 2005 in materia di accesso alle informazioni e sostenibilità: pare che i signori della politica capitolina siano stati colpiti da un’improvvisa amnesia in merito.
Stando a quello che dal 1999 si continua ostinatamente a definire “Aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano”, sembrerebbe che gli obiettivi del cosiddetto “modello Roma”, vincente prototipo di mobilità sostenibile, si stiano raggiungendo. Bersaglio mancato invece secondo gli esponenti di Italia Nostra e Romambiente. Che fine ha fatto l’ambita “cura del ferro” il sistema di spostamento su ferro appunto, degno delle altre capitali europee e che avrebbe dovuto prendere il via tra strade verdi e corsie preferenziali?
E che dire poi dell’ “assoluta mancanza di informazione e comunque di comunicazione verso la cittadinanza”? “Ci risulta – fa notare Marcello Paolozza di Romambiente – che anche i municipi non hanno svolto incontri o comunque atti che informassero i cittadini sul documento di Aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano”. Il trasporto pubblico fornisce meno del 30% della mobilità totale, mentre quello su ferro arriva a mala pena al 10% e quasi 7 residenti su 10 usano la propria auto per spostarsi.
Il “modello Roma” farebbe acqua da tutte le parti: anche il Piano regolatore per il nuovo sviluppo edilizio non seguirebbe le prescrizioni inserite dalle richieste delle associazioni ambientaliste.
I comitati aspettano ancora delle risposte.
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