

A che punto è l’urbanistica a metà mandato del sindaco Alemanno
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita”. Così cantava il Sommo Poeta. Non diversamente i romani, nel mezzo del cammino della giunta Alemanno, arrivata a metà mandato, si ritrovano nella solita selva cementizia che, in barba alle solenni promesse di discontinuità fatte dal centrodestra rispetto all’amministrazione Veltroni, si sta ulteriormente infoltendo
E siccome non bastavano le forze capitoline ad infoltire sono giunte prontamente in aiuto quelle della giunta regionale della Presidente Polverini che, nomen omen, polverizza la legge sulla casa edita da Marrazzo, famosa per l’audacia di aver reso abitabili anche i sottotetti. L’aiuto cementizio è elevato nel senso che si dedica ad innalzare i sopratetti. Praticamente la legge regionale sulla casa proposta dal centrodestra concede ampliamenti di cubature agli edifici già costruiti che vanno dal 20 al 50 per cento anche per quelli in sanatoria, accompagnati da concessioni a raffica di cambi di destinazione d’uso: capannoni inutilizzati, are industriali dismesse, centri commerciali in crisi e casali rurali storici. Non si salvano neanche le aree protette. Per esempio nei castelli romani, ormai periferia della capitale, i 400 mila residenti potranno ampliare dal 20 al 35% le villette in proprietà. La tutela paesaggistica ridotta a carta straccia. La scusa è sempre quella di venire incontro alla necessità di case a basso costo, ma qui di basso c’è solo l’utilizzo di un’emergenza sociale per altri scopi. Gli utilizzatori finali del cemento a go go non saranno i bisognosi di casa.
Dal canto suo la giunta Alemanno si appresta a “valorizzare” cedendole ai privati le caserme, ben 15, aree militari date dallo Stato per ripianare il debito capitolino giunto oltre i 12 miliardi di euro.
Strutture importanti, alcune, come la Nazario Sauro di via Lepanto in Prati, nel centro della capitale, altre come la caserma Piccinini di via Casilina 1014 e la Caserma Ruffo sulla via Tiburtina 780 in periferia. Si tratta di 82 ettari per complessivi 1 milione e mezzo di mc. aumentabili in base agli appetiti, sempre robusti, dei privati in settori considerati strategici per la vivibilità della città e la riqualificazione delle sue periferie.
Come se non bastasse i progetti infrastrutturali di trasporto pubblico come il prolungamento della metro B1 da viale Jonio alla Bufalotta o il projet financing della linea D si intende finanziarli dando ai privati aree pubbliche e relative cubature. Anche il controverso progetto della Formula 1 all’Eur si paga con centinaia di migliaia di mc. di cemento concesse ai costruttori nelle aree delle Tre Fontane e dell’ex Velodromo. Le chiamano operazioni di “valorizzazione”. Dal canto suo l’assessore all’urbanistica Corsini, per non essere da meno del Sindaco, annuncia di aver dato mandato agli uffici, con una memoria di giunta, di aumentare, fino a raddoppiarle, le cubature previste nelle otto Centralità ancora da pianificare: Acilia Madonnetta, Anagnina Romanina, Cesano, La Storta, Saxa Rubra, Torrespaccata, Ponte Mammolo, Santa Maria della Pietà. "Bisogna dare l’opportunità di costruire di più ai privati – dice l’ineffabile assessore – perché possano finanziare le infrastrutture primarie, come strade e collegamenti con le metropolitane. Per questo si tratterà di densificare quanto possibile quelle aree".
Si passa in questi luoghi, come se niente fosse, dai 4.127.000 mc. previsti dal Piano regolatore ad oltre 8 milioni. Altro che funzioni riqualificative della periferia densamente edificata di cui non v’è traccia. Si prospetta un semplice riempimento speculativo con case e centri commerciali dei cosiddetti "vuoti urbani" di morassuttiana memoria. I cittadini dell’VIII e X Municipio, per stare dalle nostre parti, ne saranno contenti.
Sostiene Corsini, ma non solo lui, che tutto ciò si fa per reperire risorse per le opere di infrastrutturazione, soprattutto per quelle di mobilità, la cosiddetta “cura del ferro”. Ma è la solita storia del gatto che si morde la coda. Se la città si allunga anche il costo dei servizi (trasporti, scuole, strade ecc.) si allungherà e le “valorizzazioni” non basteranno mai. Come dimostra, da almeno cent’anni, la storia urbanistica di questa città dominata dalla rendita speculativa.
Un anno fa, il 30 novembre, chiedevamo e ci chiedevamo su questo giornale che fine avesse fatto la promessa discontinuità urbanistica di Alemanno, osservando che già allora i segnali arrivati nel primo anno e mezzo di governo non erano affatto coerenti né tranquillizzanti. Oggi alla luce degli ultimi atti e annunci possiamo dire che se con Rutelli e Veltroni è piovuto cemento con Alemanno grandina a tutto spiano. E siamo appena a metà mandato. C’è da temere che alla fine dei cinque anni di amministrazione di centrodestra l’espansione cementificatoria, “esta selva selvaggia e aspra e forte” per dirla ancora con Dante, malgrado tutto ancora oggi foresta di tipo europeo in clima temperato, si trasformi in una vera e propria giungla tropicale. “Che nel pensier rinova la paura!”.
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