

Chiusura e arroganza di un ceto politico che si sentiva inamovibile
Che l’aria fosse cambiata era evidente. Perché la sinistra romana non se n’è accorta? Perché non ha ascoltato i segnali di disagio e malcontento che venivano crescendo fra la cittadinanza? Per chiusura ed arroganza. Questo è il motivo fondamentale che ha preparato la conquista di Roma da parte di Alemanno e del centrodestra.
Certo sul voto romano ha pesato la sconfitta elettorale nazionale. Peraltro prevedibile. Ma su Roma non c’era pessimismo. Anzi c’era la sicumera che il laboratorio e modello romani costruiti in questi 15 anni avrebbero resistito impavidi. Anche Alemanno all’inizio non aveva capito l’umore della città. ‘’Ho già dato’’ rispose a chi, come Fini e gli altri leaders del centrodestra, gli chiedeva di ricandidarsi per la seconda volta a sindaco di Roma. Troppo bruciante era stata la sconfitta di due anni prima vinta da Veltroni a mani basse. Poi, tornato a contatto con la città, ha capito che poteva farcela.
Chi non l’ha capito sono stati i dirigenti e gli amministratori del centrosinistra che in due anni hanno visto rapidamente declinare un consenso che sembrava inossidabile. Declinare nella stessa giornata se è vero come è vero che il PD vede sparire già il 13-14 aprile 170 mila voti fra elezioni politiche e comunali facendo diventare, con 560 mila voti, il PDL primo partito. Mentre il centrosinistra tutto passa dal 51.29 al 45,77%. Non tutto può essere ricondotto alla ventata di destra nazionale. Occorre piegarsi sulle cause romane di questo risultato. Chiusura e arroganza di tutto un ceto politico hanno fatto schermo al chiaro comprendere e al sollecito provvedere.
Si è continuato ad esaltare acriticamente il cosiddetto “modello romano”, la crescita economica, l’aumento del PIL, senza vedere le contraddizioni e le sofferenze che questi dati pur positivi producevano sul corpo sociale. Non si è compreso che stava esplodendo nei quartieri un problema sicurezza specifico derivante da un’ondata anomala di immigrazione rumena di fronte alla quale i giusti discorsi sull’integrazione e la solidarietà se non vengono strettamente legati a provvedimenti tesi a reprimere le illegalità e la violenza diventano balbettii che non portano da nessuna parte. Portano solo all’esplodere della paura e della xenofobia, da sempre terreno privilegiato su cui marcia la rivincita della destra.
Quando si tollera, per fare esempi a noi vicini, che per mesi le case dei quartieri popolari di Centocelle, Alessandrino, Torrespaccata, Don Bosco, Cinecittà est vengano invasi tutte le sere dai fumi carichi di veleni prodotti dai copertoni e dai rivestimenti di plastica bruciati nei campi rom senza che nessuno intervenga per impedirlo, cosa volete che succeda? Quando un Terminal di primaria importanza come Anagnina diventa un suk illegale, una sorta di terra di nessuno dove la gente ha paura di avventurarsi nelle ore non centrali della giornata o quando un Parco come quello degli Acquedotti diventa off limits nelle ore serali, cosa volete che succeda? Succede che allorché avvengono fatti efferati come l’assassinio Reggiani o la banda di rumeni che terrorizza per mesi la zona di Tor Vergata, per non dire dell’accoltellamento della studentessa africana da parte del rumeno Joan Rus capitato proprio alla vigilia del ballottaggio, la gente corra a battere le mani alla destra che, secondo le sue migliori tradizioni, invoca provvedimenti spicciativi e deportativi.
Vogliamo poi parlare dell’incapacità a liberare i marciapiedi di vie importanti come via Tuscolana dall’occupazione tracimante del commercio ambulante, legale e illegale, trasformate in un bazar levantino che impedisce il passaggio delle persone, soprattutto anziane e disabili? La gente ricorda ancora la promessa veltroniana del 2001 di fare di quella via la “via del cinema”.
E poi la politica urbanistica dove da una parte si esaltano numeri positivi di un Piano regolatore di salvaguardia del verde e dell’agro romano ma che contrastano con l’esperienza quotidiana dei cittadini che vedono rapidamente occupare la campagna romana fino alle pendici dei Castelli romani da nuovi quartieri e ipercentri commerciali senza adeguati servizi primari e di mobilità. Con un peggioramento sensibile della qualità della vita delle persone concrete in carne e ossa. Una politica sbagliata che non a caso si conclude con l’approvazione del PRG nell’aula di Giulio Cesare alla presenza dei costruttori e da cui vengono tenuti fuori i comitati dei cittadini.
E che dire di lavori pubblici annunciati in continuazione sui giornali e mai realizzati oppure realizzati male e in ritardo. Cosa avrà prodotto nell’animo della gente la demenziale realizzazione del ‘’corridoio Togliatti’’ oppure la scandalosa vicenda del sottopasso di Anagnina finito da quasi 5 mesi e ancora non aperto perché malfatto? Sono questi monumenti all’incapacità amministrativa che hanno fatto la campagna elettorale per Alemanno. E quanto ha deluso il Veltroni che scende in campo nell’ottobre del 2006 dicendo che la situazione inquinatoria di Ciampino va subito risolta e poi sparisce continuando ad esaltare acriticamente il turismo low cost. E poi il funzionamento quotidiano dei servizi di pulizia di strade e giardini e dei Vigili urbani assai peggiorati in questi ultimi due anni.
La gente ha avuto netta la sensazione che la città dopo il 2006 non veniva più governata. Che il Sindaco eletto con tanto consenso pensava ad altro, pensava, con l’aiuto generoso dei mass media, ad esaltare un’immagine di Roma sbrilluccicante e da cartolina mentre i cittadini chiedevano che si risolvessero vere e proprie emergenze sociali che si stavano rapidamente accumulando.
Infine la candidatura di Rutelli. Calata dall’alto, percepita come un accordo fra capicorrente in contraddizione palese con l’esaltazione del metodo delle primarie solennemente proclamato dal PD come costituente del nuovo partito. Un Rutelli che non era più quello del ’93 e, riconfermato alla grande, del ’97. Un ritorno che è stato visto come un’operazione di “casta” per niente innovativa e poco laica. Tanto è vero che una parte dell’elettorato, circa 60.000 cittadini, al ballottaggio vota Zingaretti alla Provincia che vince e non vota Rutelli che perde. “Deus quos vult perdere, dementat” (Dio fa impazzire coloro che vuol perdere) dicevano i latini.
Riusciranno a capirlo i dirigenti della sinistra, Arcobaleno o del PD che siano?
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