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Piazza Navona

Il fantasma di Olimpia Pamphili, uno dei più chiacchierati personaggi della storia di Roma del seicento, nelle notti temporalesche, vaga per Piazza Navona. Alcuni testimoni dichiarano di averla vista a bordo di una carrozza, al cui interno sarebbero nascoste due casse di denaro, guidata da un cocchiere senza testa e trainata da spaventosi cavalli neri che sputano fuoco dalle narici. Il viaggio parte da quello che una volta era Palazzo Pamphili, cioè la costruzione che fu donata da Innocenzo X a Olimpia Pamphili e che ora è l’ambasciata del Brasile, sorvola Piazza Navona e sparisce all’orizzonte. C’è chi dice di averla vista presso la villa di San Pancrazio, che fu la sua dimora in vita, a Ponte Milvio o dalle parti della Via Aurelia ed esattamente in Via Tiradiavoli, chiamata così proprio in ricordo dell’ultima passeggiata notturna della donna tenutasi in quella strada. Il fantasma si avvicina alle vittime e ride in modo agghiacciante. Le sue risate rappresentano il disprezzo che prova di fronte al popolo romano che mai l’amò per il fatto che fu vista come una sfacciata accumulatrice di denaro, ed entrata nella storia con il dispregiativo appellativo di “Pimpaccia. Un’altra leggenda che riguarda Olimpia Pamphili, narra che un gruppo di streghe e di diavoli andò a rubarne il cadavere dalla residenza dei Pamphili e le fece fare un ultimo giro della città, a bordo di una ricca ma spaventosa carrozza, presente spesso nelle leggende che riguardano la donna. Olimpia Maldaichini, era una donna non bella, ma snella, dai lunghi capelli biondi e dal lussurioso fascino. Destinata alla vita monacale, Olimpia si ribellò alla sua famiglia, fuggendo dal monastero in cui era stata rinchiusa. Successivamente la sua famiglia venne distrutta da un’epidemia. La ragazza si ritrovò sola e ricchissima. Non aveva tuttavia un titolo e non era quindi un personaggio potente per l’epoca. Si sposò quindi con il vecchio principe Panfilio, assumendone il cognome. L’anziano signore era il fratello del pontefice Innocenzo X, uomo dal carattere debole, con cui avrebbe avuto una scandalosa storia. Seppe sfruttare nel modo più perfido possibile l’ascendente che aveva su suo cognato. Riuscì ad accumulare grandi ricchezze vendendo favori e benefici e, negli ultimi anni di pontificato vendette benefici ecclesiastici per circa mezzo milione di scudi. Quando il 6 gennaio del 1654, il papa morì, la donna ripulì del tutto la stanza di lui e non volle spendere nulla per la sepoltura. Quindi il corpo di Innocenzo X dovette rimanere in una stanza per un giorno intero, con il rischio di essere rosicchiato dai topi. Solo grazie alla generosità del maggiordomo Scotti che fece costruire un’umile cassa e al canonico Segni che spese i soldi per la sepoltura, fu possibile far trovare alla salma la pace del sepolcro. Ma al personaggio storico di Olimpia Pamphili sono legati anche avvenimenti meritevoli come quello di essere stata l’ideatrice della famosa Piazza Navona.

La fontana dei Fiumi, opera del Bernini, venne fatta costruire da papa Innocenzo X come omaggio a Olimpia Pamphili che voleva dare un aspetto maggiormente decoroso a Piazza Navona. L’opera si trova davanti alla chiesa di S.Agnese in Agone, progettata dal Borromini. Tra i due famosi artisti del 600 non correvano rapporti amichevoli. Secondo la tradizione popolare, si riconoscono nei gesti delle statue dei Fiumi assisi sulla scogliera della fontana, dei gesti di orrore in direzione della chiesa. Il Rio della Plata alza una mano in direzione della chiesa, come se avesse paura che gli cadesse addosso la costruzione. La statua della santa invece,alla base del campanile di destra tiene la mano sul petto, come per assicurare che l’edificio non crollerà. Il Nilo si copre gli occhi con la mano perché non sopporta di vedere ciò che il Borromini ha potuto combinare. In realtà, la chiesa è stata costruita due anni dopo la fontana e questo toglie alla leggenda tutto il suo valore, benché tutt’ora ripetuta dai “ciceroni”.

Un altro fantasma legato a Piazza Navona, è quello di Costanza Conti De Cupiis. Una nobildonna romana che era una grande artista del ricamo. Tanto che le sue rinomate opere le valsero l’appellativo di “bella mano”. Infatti, pare avesse delle mani stupende e uno scultore dell’epoca, che aveva la bottega nei fondi del palazzo, colpito dalla loro perfezione, volle immortalarle con un calco in gesso. Le mani erano così belle e candide, che l’opera divenne presto meta di pellegrinaggi e venerazione. Un giorno, un prelato dopo aver visto il calco, dichiarò che quelle bellissime mani avrebbero fatto una brutta fine. Da quel giorno, la donna iniziò a vivere in un incubo, sentendo il presentimento che qualcosa di terribile stesse per accadere. Si chiuse in casa per paura degli incidenti. Ordinò anche la distruzione del calco. Qualcuno dice che fu a causa di un’oscura maledizione lanciatale da un suo nemico, che una delle sue mani si infettò gravemente dopo essersi punta con uno spillo arrugginito. In seguito, fu necessario amputare l’arto. A causa del dolore, la donna morì di crepacuore. Dopo il tramonto, il suo fantasma monco,e con il viso stravolto dal dolore, passeggia per piazza Navona mentre, nelle notti di plenilunio, è possibile vedere la sua mano alzando lo sguardo verso una finestra della sua abitazione: palazzo De Cupiis che si trova in Via santa Maria dell’anima (n. 17). Il bellissimo palazzo si affaccia a piazza Navona (tra i n. 28 e 39).

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