Prati, Teatro delle Vittorie in vendita: arriva il “blitz” di Fiorello

Il teatro di produzione della Rai legato allo storico Studio del Delle Vittorie entra ufficialmente nel percorso di dismissione

La decisione era maturata da tempo, ma la conferma della messa in vendita ha comunque avuto l’effetto di un terremoto nel mondo dello spettacolo italiano.

Il teatro di produzione della Rai legato allo storico Studio del Delle Vittorie entra ufficialmente nel percorso di dismissione, segnando un passaggio simbolico nella trasformazione dell’azienda verso un modello sempre più orientato al digitale.

Se per Viale Mazzini si tratta di una scelta strategica ormai inevitabile, per molti professionisti dello spettacolo la decisione rappresenta invece la perdita di un pezzo di storia della televisione pubblica italiana.

Le ragioni della dismissione

Nella comunicazione ufficiale, l’azienda spiega come la gestione della struttura non sia più sostenibile nel lungo periodo. Alla base della scelta ci sarebbero diversi fattori strutturali ed economici.

Tra i principali nodi evidenziati:

la presenza dell’edificio all’interno di un contesto condominiale, che ne limita l’operatività e la flessibilità produttiva;

la necessità di interventi di adeguamento tecnico importanti, a partire dagli impianti e dalle condizioni generali della struttura;

una strategia di razionalizzazione che punta a concentrare le produzioni in poli più moderni come Saxa Rubra, via Teulada e la sede di viale Mazzini.

L’obiettivo è quello di rafforzare l’infrastruttura produttiva in chiave digitale, riducendo al contempo i costi legati a spazi considerati ormai poco efficienti.

La protesta del mondo dello spettacolo

La notizia ha però riacceso il dibattito sul valore simbolico degli spazi storici della televisione pubblica. In prima linea si è schierato Fiorello, tra i volti più legati proprio a quella struttura, dove sono nati alcuni dei suoi programmi più noti.

Insieme a Fabrizio Biggio, lo showman ha espresso pubblicamente il proprio dissenso con un gesto simbolico, affiggendo messaggi di protesta all’ingresso del teatro. Un’azione che ha rapidamente alimentato il dibattito sui social e nel settore televisivo.

Per i sostenitori della mobilitazione, la vendita non rappresenta solo una scelta immobiliare, ma la possibile perdita di un luogo identitario della storia del varietà italiano.

Verso un nuovo assetto produttivo

Nonostante le critiche, il piano aziendale sembra ormai tracciato. La Rai continua a puntare su una riorganizzazione degli spazi produttivi, con investimenti mirati su sedi già ritenute strategiche e tecnologicamente avanzate.

Il progetto complessivo prevede:

il potenziamento delle infrastrutture a viale Mazzini;

l’utilizzo crescente di strutture come via Alessandro Severo;

una progressiva centralità delle produzioni digitali rispetto agli studi storici.

Un passaggio simbolico

La decisione, già deliberata nel luglio 2022, segna dunque un passaggio irreversibile nel percorso di trasformazione dell’azienda.

Resta però aperto il tema del valore culturale degli spazi televisivi storici e del loro ruolo nella memoria collettiva del servizio pubblico.

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