

Le due ex regine delle telepromozioni insignite del riconoscimento «P.I.C.» nella prestigiosa Sala della Protomoteca. L'evento, promosso dall'editore Ferri e dal consigliere Nanni, scatena la protesta della senatrice Campione (FdI) e l'indignazione sui social
È bastata la luce dei riflettori puntata sul suntuoso marmo della Sala della Protomoteca per scatenare un cortocircuito politico e mediatico destinato a far tremare le stanze di Palazzo Senatorio.
Lo scorso 23 settembre, tra calici sollevati e circa duecento ospiti accorsi su invito del consigliere comunale Dario Nanni, è andata in scena una premiazione che ha dell’incredibile: il conferimento del “Premio Internazionale della Cultura” a Wanna Marchi e a sua figlia Stefania Nobile.
A far sobbalzare sulla sedia i residenti della Capitale e centinaia di utenti sulle piattaforme social non è stata solo la location d’élite, ma la motivazione ufficiale dell’attestato.
Stefania Nobile è stata infatti incoronata per le sue memorie autobiografiche intitolate Vendere…cara la pelle, mentre la madre ha portato a casa il riconoscimento grazie a un manuale di cucina dato alle stampe di recente: La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore.
Nel tentativo di arginare la bufera, gli organizzatori hanno sbandierato la kermesse come una vetrina d’eccellenza per valorizzare l’ingegno italiano e fare da ponte tra tradizione e creatività.
La regia dell’iniziativa porta la firma dell’editore Alessandro Gian Maria Ferri, una realtà interamente privata che — tengono a precisare a gran voce fonti interne al Comune — non vanta alcun patrocinio né legame formale con la macchina amministrativa di Roma Capitale.
Resta tuttavia del tutto scoperto il nervo burocratico delle autorizzazioni. Come è stato possibile spalancare le porte di uno dei luoghi più iconici della memoria cittadina per una passerella del genere? Sebbene il promotore fosse un soggetto privato, le sale di rappresentanza del Campidoglio sono soggette a stringenti protocolli di verifica da parte degli uffici comunali. Un filtro che in questo caso è chiaramente saltato, scatenando l’amara sberleffa del web: «Un riconoscimento alla cultura? E proprio in Campidoglio?».
L’eco dello scivolone si è propagato istantaneamente fino al Parlamento, riaprendo la ferita sulle vicende giudiziarie che hanno visto protagoniste le due ex teleimbonitrici.
A picchiare duro contro la concessione della sala è stata la senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione, componente della Commissione Cultura a Palazzo Madama, che ha espresso sgomento e dura riprovazione:
«Nonostante si tratti di una passerella organizzata da privati e priva di qualsiasi valenza ufficiale da parte dell’amministrazione capitolina, resta del tutto inspiegabile come una cornice dal valore simbolico e dal prestigio supremo come il Campidoglio abbia potuto ospitare un simile teatrino. Considerate le storiche vicende giudiziarie che hanno coinvolto le due premiate, accostare i loro nomi al concetto di “Cultura” rappresenta un vulnus e un’offesa vera e propria per le istituzioni».
Mentre l’opposizione chiede conto dei criteri con cui vengono svenduti gli spazi monumentali della Capitale, nei corridoi di Palazzo Senatorio cresce l’imbarazzo per una vicenda che rischia di trasformarsi nell’ennesima spina nel fianco per la gestione della comunicazione istituzionale.
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CHIEDO CONTO ALLE ISTITUZIONI, DEL PERCHÉ DI QUESTO DEGRADO, PER SOLDI…ALLORA STATO SEI: UN ACCATTONE..
Potrei solo fare un commento molto molto sgradevole per mamma e figlia.