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Presentato in Campidoglio il rapporto sulla sicurezza

Meno omicidi e meno violenze sessuali nella capitale

Roma, almeno rispetto alle altre grandi città italiane, non ne esce poi così male. Meno omicidi, meno violenze sessuali. Lo dice il rapporto sulla sicurezza nella capitale redatto dall’Università di Trento e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e presentato il 13 aprile 2007 in Campidoglio, nella Sala delle Bandiere, dal sindaco Veltroni e dall’assessore alle poltiche giovanili e alla sicurezza J.L. Touard.

I dati del rapporto prendono in esame dieci tipi di reati consumati nel periodo 2004-2005 e riferibili a tassi medi annui per 100 mila abitanti.

Roma figura al sesto posto per gli omicidi (1,1). Napoli è al primo posto (4,7), seguita da Milano, Firenze e Torino (1,4) e Bologna (1,3). Più o meno analoghi i dati sugli abusi sessuali che vedono Roma (7,7) molto più indietro di Milano, Bologna e Firenze (meno della metà in confronto a quest’ultima).

A primeggiare per furti e rapine sono, rispettivamente, Bologna (dato sorprendente i suoi 9.000 furti) e Napoli (560 rapine), mentre Roma si situa solo al quinto posto. Il primato per i furti d’auto spetta invece a Milano (1.128 casi), con Roma al secondo posto (969).

Nessuno vorrebbe stilare classifiche da cronaca nera e diffonderne i dati ma una ricerca sulla sicurezza bisogna pur farla. Il punto semmai è un altro: i risultati sono attendibili? Noi nutriamo dei dubbi se è vero che l’indagine è stata svolta avvalendosi della banca dati Eurostat che, come è noto, tiene conto esclusivamente dei reati denunciati dalle forze dell’ordine all’autorità giudiziaria. Quando tutti sappiamo che in molti casi le vittime di alcuni reati, come ad esempio le violenze sessuali, non denunciano mai i propri carnefici. Lo stesso, in misura minore e per altre ragioni, avviene per i furti (non sappiamo se la categoria comprenda anche gli scippi).

Risulta evidente come il dato più certo, perché più facilmente misurabile, sia rappresentato dal numero degli omicidi. Per il resto ci troviamo di fronte a dati approssimati, purtroppo per difetto, che riflettono la realtà solo in modo parziale. Opportuno sarebbe invece esplorare la zona “grigia”, quella dei reati perpetrati e non denunciati. Per paura, vergogna, sfiducia nelle istituzioni. Questo sì che fornirebbe un quadro sociale più reale e maggiori elementi di riflessione per combattere meglio il fenomeno. Forse non guasterebbe una giusta interazione tra statistica e sociologia. Anche perché alla nostra redazione sono in continuo aumento le mail che segnalano situazioni di forte insicurezza, paura, ma non esiste un indice che valuta e monitora questa sensazione di grave disagio quotidiano.

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