

Anche il digiuno per dire no. Prosegue anche il silenzio di Marrazzo
Il silenzio del Presidente – Commissario, Piero Marrazzo, nella riunione del Consiglio regionale straordinario del 13 luglio 2006 (ed anche nei giorni a seguire), riguardo al gassificatore in costruzione a Malagrotta, autorizzato a suo tempo dall’ex giunta Storace, e la posizione analoga di tutti i partiti della maggioranza, impedendo la discussione immediata sul gassificatore, hanno scatenato la reazione dei cittadini che, sempre più numerosi, hanno aderito alla catena del digiuno.
In prima linea la Rete Regionale Rifiuti del Lazio che ha dichiarato la propria volontà di “continuare ad opporsi alla fallimentare scelta dell’incenerimento attraverso la “catena del digiuno”, fino a quando non si intravedranno reali segnali d’apertura per un’altra politica sui rifiuti. L’obiettivo è quello di arrivare al ritiro delle ordinanze n.14 e n. 16 della Giunta Storace.
La costante presenza di informazione e sensibilizzazione sulle ragioni del no all’incenerimento dei rifiuti sembra stia portando gli attesi buoni frutti per i sostenitore della campagna del no: nuove organizzazioni politiche e realtà amministrative, economiche e produttive stanno dubitando sempre più della scelta regionale sugli inceneritori/gassificatori, quando non manifestano una netta contrarietà.
La consapevolezza che è possibile percorrere una strada diversa nella gestione dei rifiuti è, ormai, diventata certezza per un sempre maggior numero di soggetti e operatori laziali che auspicano, in una moderna democrazia partecipata, un rinnovamento e una maggiore conoscenza dell’ importanza e della necessità del riciclo e del riutilizzo di materia in quanto risorsa esauribile.
E’ dimostrato che il bilancio energetico complessivo è decisamente (decine di volte) a sfavore dell’incenerimento, che, solo, trasforma il rifiuto in residui pericolosi, ceneri e emissioni tossiche, con uno scarso recupero energetico e con i maggiori costi e vincoli a carico della comunità.
Chi ha scelto di continuare la strada del digiuno ha dichiarato: “il digiuno è una civile forma di opposizione, vissuta in prima persona da chi sente il dovere di dimostrare la contrarietà ad un’opera violenta qual è l’inceneritore/gassificatore, ritenuta la negazione di un responsabile approccio alla questione dei rifiuti. Chi sceglie di digiunare, mentre si impegna a offrire qualcosa di personale, al fine del bene comune, si augura che il suo sentire possa diventare altro sentire in chi ricopre incarichi di responsabilità pubblica nei confronti della collettività”.
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