Quarticciolo: il ritorno del Gobbo… in teatro

L’Ombra Del Gobbo, concerto/racconto nato di Riccardo Manzi e Gaetano Savatteri, debutterà mercoledì 26 marzo 2008
Enzo Luciani - 23 Marzo 2008

«La gente delle zone interessate – ha dichiarato Giovanna Marinelli direttore dello Stabile a Rita Sala de Il Messaggero (23 marzo 2008), –  è orgogliosa dell’avventura umana che la riguarda. Se il teatro gliela mette in scena, accorre in massa, si specchia in quello che viene raccontato, sia per ri-conoscere, sia per capire meglio e di più. Michele Placido, a Tor Bella Monaca, commissiona testi e riflessioni sulla vita difficile del quartiere, oppresso dai problemi del lavoro, dell’immigrazione, della droga. Al Lido, già da tempo, si scrive e si pensa in chiave pasolinana, dato lo storico legame di Ostia con il poeta che, dopo aver narrato il Litorale, vi ha trovato la morte. Ora il Quarticciolo fa il tutto esaurito attorno a un personaggio leggendario del quale conserva forti ricordo: il famoso Gobbo. I biglietti dello spettacolo di Riccardo Manzi e Gaetano Savatteri sono finiti in poche ore».

L’Ombra Del Gobbo, concerto/racconto nato dalla collaborazione fra l’ensemble musicale di Riccardo Manzi e lo scrittore Gaetano Savatteri, debutterà mercoledì 26 marzo. Si ispira alla vicenda di Giuseppe Albano, il bandito-partigiano detto il Gobbo del Quarticciolo, e lo “richiama” a casa, nei luoghi che ne videro le gesta e la misteriosa fine, con l’aiuto di un personaggio contemporaneo: un ragazzo del Sud destinato a Roma per svolgere il suo servizio di leva nell’arma dei Carabinieri. Una ragazza vestita di bianco lo conduce in periferia, al Quarticciolo. Insieme cercano Peppino il Gobbo. «Ma le risposte e le voci del popolo dice Savattèri , affidati all’ interpretazione di Federico Scribani Rossi, confondono il tempo e lo spazio. Giuseppe Albano, Peppino il Calabrese, ovvero il Gobbo del Quarticciolo, assume la forma di un’ombra. Tutte le ombre, si sa, sono curve, e parlano con le parole che ciascuno vuol sentirsi dire».
La rappresentazione si avvale delle musiche originali di Roccardo Manzi, dedicate a una Roma d’oggi che comunque attinge alla tradizione dialettale (si ascoltano, non a caso, grandi canzoni del passato come La Stringa e Tutte le notti in sogno).

Giuseppe Albano nacque il 5 giugno 1927 a Gerace Superiore (Reggio Calabria). Appena sedicenne, approdato a Roma, abbracciò la lotta partigiana, in prima linea nelle giornate tra l’8 e il 10 settembre 1943, a Porta S.Paolo e quindi nella zona di Piazza Vittorio, dove, assieme ad un gruppo di compagni, giovani al pari di lui, quasi tutti di origine calabrese e abitanti delle borgate romane di Centocelle e Quarticciolo, impegnò pesantemente i tedeschi occupanti.
Albano aveva una malformazione alla schiena: per questo fu detto il Gobbo e per questo era, durante la guerriglia, sempre riconoscibile. Nell’aprile del 1944, per catturarlo, il Comando tedesco arrivò addirittura ad ordinare l’arresto di tutti i gobbi di Roma. Capo riconosciuto dei giovani guerriglieri di Centocelle e del Quarticciolo, spericolato negli assalti e di per sé carismatico, è diventato un mito popolare proprio per l’odio che gli portavano nazisti e fascisti. Morì in un’imboscata, tradito da un delatore.


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