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Remo Remotti tiene a battesimo “Er poeta metropolitano”

Al Solea Club di San Lorenzo è stato affiancato da un nuovo poeta emergente di borgata

Il mercoledì sera è ormai un appuntamento fisso. Gli avventori del Solea Club di via dei Latini, nel popolare e storico quartiere di San Lorenzo, aspettano l’esibizione del poeta dialettale Remo Remotti.

La sua prosa è forte, graffiante e sempre colorita da tipiche, a volte crude, parolacce romane. Ma questa è la sua caratteristica, un po’ come quando canta Mamma Roma: “A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto? Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del ‘volemose bene e annamo avanti’ […]. Me ne andavo da quella Roma del Monte della Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei ‘che c’hai una sigaretta’, ‘imprestami cento lire’, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini. Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!

…e poi ce so’ tornato!”.

Nella sua comunicazione, però, dispensa anche momenti di riflessione: «La guerra la dovrebbero fare i pensionati e non i ragazzi di diciotto anni. Sicuramente ci sarebbero meno morti». Io direi che la guerra la dovrebbero fare solo coloro che la decidono: i potenti.

Comunque è sempre interessante sentirlo quando recita le sue prose, o quelle di un altro artista che si esibisce insieme a lui, come Andrea Evangelisti. Ma è interessante anche vederlo perché Remo Remotti è senz’altro un personaggio particolare. Un personaggio che lascia spazio anche agli altri, ai nuovi artisti, ai suoi possibili successori. E li annuncia proprio come nella più bella tradizione romana, con una parolaccia. Ma si sa, qui a Roma “li morti” o “sei un rompi cogl…” sono un complimento.

E mercoledì della scorsa settimana, 16 maggio, Remo ha dato spazio ad un suo emulo. Un nuovo artista emergente (e suo grande ammiratore) Giuseppe Mincuzzi, ovvero Er poeta metropolitano.

Dalla Garbatella, Mincuzzi porta tutta la sua rabbia di borgata. Le sue poesie sono storie vere che dipingono, riempiono il quadro dei malesseri sociali di una città metropolitana come Roma. Una città cresciuta in fretta, ma ancora provinciale, forse perché, come dice il grande sociologo Franco Ferrarotti, lo sviluppo economico non è stato accompagnato da una eguale crescita culturale.

Giuseppe, questa è la prima volta che ti esibisci al Solea Club, vero?

«Si, e sono emozionato, perché devo recitare proprio davanti al mio grande maestro, al mio modello, Remo Remotti. Le mie prose le so tutte a memoria, ma stasera credo che leggerò».

Hai recentemente costituito un tuo gruppo, I POèSIA con Gianluca Battisti (tastiera), il cubano Miguel Jiménez Diaz (tromba), Renato Gattone (contrabbasso) e Stefano Pacioni (percussioni). Oggi sei orfano di loro. Quando vi esibirete insieme?

«Abbiamo in programma due serate al Teatro Petrolini, in via Rubattino, al Testaccio, il 22 e 23 maggio. È praticamente il nostro esordio in teatro. Fino ad oggi ci siamo sempre esibiti nei locali, ma i tempi sono maturi per il salto di qualità e il teatro è un ambiente più consono. Il titolo dello spettacolo è: “Vorei li negozzi come quello de Walter”. Per me è un grosso impegno poiché curo anche la regia. Le musiche, sono, come sempre, di Gianluca. Inseme a noi avremo anche la gradita partecipazione dell’attrice Alessandra Musio».

Due esordi in pochi giorni. Il 22 e 23 maggio per la prima volta davanti ad un pubblico di teatro, al Testaccio. Intanto, al Solea Club è andata bene. Er poeta metropolitano ha recitato, davanti ad un nuovo pubblico e, soprattutto, al cospetto del suo caposcuola Remo Remotti, i suoi pezzi migliori: Vorei, Er tetto fatto de stelle, So’ diverso.

Tutti i presenti hanno gradito e, probabilmente, anche il grande Remo che ha così apostrofato l’esibizione: “E bravo Giuseppe. Da oggi ce l’avremo qui tutti i mercoledì, a romperci i coglioni”.

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