

Lo dichiara il gruppo di AN del Municipio Roma XVI
Doveva essere dismesso entro la fine del 2005. Lo aveva stabilito l’11 novembre scorso la giunta comunale riunita in seduta straordinaria. E invece il residence Bravetta continua ad essere teatro di innumerevoli violenze. A nulla è servito neanche l’ennesimo incontro del consiglio straordinario, tenutosi martedì 24 gennaio, per il ripristino della legalità.
“Abbiamo abbandonato l’aula – dichiarano con una nota i consiglieri del Gruppo di Alleanza Nazionale del XVI Municipio di Roma Carocci, Barbieri, Bernardini, D’Ambrogio e Santori – per dimostrare il nostro sdegno nei confronti di una sinistra che con grande senso di irresponsabilità e insensibilità al problema del residence Roma ha evitato di discutere un documento unitario in aula pur di approvare le controdeduzioni al nuovo Piano regolatore.
Per tutelare i residenti di Bravetta e i cittadini del residence Roma il gruppo di AN ha presentato un ordine del giorno – proseguono i consiglieri – che tentava unitariamente di fare pressione sulla Giunta Veltroni per risolvere in tempi brevi e verificabili il dramma delle strutture di via Bravetta, ma tale proposta è stata immediatamente respinta e sostituita da inconsistenti e personali dichiarazioni del Presidente all’apertura del consiglio. Il centrosinistra ha proseguito comunque il dibattito ritenendo prioritario occuparsi di interessi legati al piano regolatore che nulla hanno a che vedere con le drammatiche vicende del nostro municipio.
Denunciamo quindi la grande insensibilità e irresponsabilità di chi governa ormai da tredici anni questa nostra città – concludono gli esponenti di AN – e riproporremo questo nostro documento all’attenzione del consiglio del municipio in maniera tale che tutte le forze politiche comprendano l’esistenza di drammi nel nostro territorio rispetto ai piccoli interessi di bottega”.
Confermato quindi lo stato di degrado, infuriano le polemiche tra maggioranza e opposizione sul destino dello stabile. Polemiche che le 140 famiglie che alloggiano in quell’inferno sembrano non sopportare più.
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