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Rete monitoraggio elettrosmog: un bluff sulla pelle dei cittadini

La presa di posizione del Coordinamento dei Comitati romani contro l’elettrosmog

Alcuni giorni fa con grande enfasi è stata diffusa la notizia che Roma sarà la prima città italiana ad essere dotata di un sistema di controllo delle emissioni elettromagnetiche.
L’avvio del monitoraggio, previsto entro dicembre, è reso possibile dalla dotazione di sessanta centraline, fornite al Comune di Roma dalle società telefoniche, in attuazione del Protocollo d’Intesa siglato nel 2004 tra Comune e gestori di telefonia mobile.

Il Coordinamento dei Comitati romani contro l’elettrosmog, in rappresentanza delle tante realtà territoriali dell’associazionismo civico ed ambientalista, ha in più occasioni contestato la validità del Protocollo d’Intesa ai fini della minimizzazione della esposizione della popolazione alle emissioni elettromagnetiche, non solo perchè non vi è stato alcun processo di costruzione del consenso rispetto alle decisioni assunte nei confronti della cittadinanza, ma anche perchè tale accordo, per i suoi contenuti, rischia di far apparire Roma, agli occhi di tutti, una città de-elettromagnetizzata, mentre la realtà depone per una situazione tutt’altro che sotto controllo.

Il preteso coinvolgimento dei Municipi, contenuto nel Protocollo d’Intesa e ribadito nella nota – inviata nei giorni scorsi ai Municipi e presentata in data odierna alla Giunta comunale – in cui si definisce l’avvio della rete di monitoraggio, rappresenta una colossale beffa per le articolazioni istituzionali locali e per la popolazione.
In essa si legge che ai Municipi spetta indicare "le aree e le situazioni ritenute critiche per la presenza di impianti di TLC o elettrodotti".
In realtà tali aree e situazioni si riducono agli immobili di proprietà comunale, nelle cui adiacenze insistono antenne o ripetitori e, pertanto, solo sopra questi edifici saranno installate le predette centraline, con la conseguenza che la gran parte degli impianti collocati sopra o presso le abitazioni civili resterà fuori dal monitoraggio!

Inoltre, le centraline consegnate sono esclusivamente dedicate alla verifica dei campi elettromagnetici in alta frequenza, cioè al controllo di radio ed antenne per telefonia mobile, mentre non saranno monitorate le emissioni in bassa frequenza derivanti dalla presenza di elettodotti.

Dunque non si capisce proprio come in questa vicenda "i Municipi assumono rilevanza fondamentale e ruolo attivo" e soprattutto come la popolazione romana sarà realmente tutelata in presenza di una rete di monitoraggio irrazionalmente predisposta.

Intanto, la Proposta di Delibera di iniziativa popolare, presentata da 23 mila cittadini in Campidoglio nel giugno scorso, giace ancora nei cassetti dell’amministrazione e non è stata ancora inserita all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio comunale, mentre fra pochi giorni scadranno i sei mesi imposti dallo Statuto per la discussione del testo in aula.
Con tale proposta i tanti cittadini romani firmatari sostengono la necessità che la Capitale si doti di un vero e proprio Piano Regolatore delle sorgenti di inquinamento elettromagnetico, in applicazione di quanto previsto dalla Legge Quadro del 2001 e delle indicazioni della Corte Costituzionale, nelle sentenze del 2003.

Il Comune di Roma, invece, si è appiattito su posizioni di comodo, stringendo in perfetta solitudine l’accordo con le società di telecomunicazioni mobili ed esautorando il ruolo dei Municipi e della cittadinanza.
Ribadiamo la netta contrarietà a questa impostazione che, riteniamo, rischia di falsificare la realtà dei dati. Viceversa, la realtà ci consegna una città invasa in ogni angolo da centinaia di protuberanze elettromagnetiche, che mettono a repentaglio l’incolumità dei cittadini ed offendono il patrimonio architettonico, archeologico e paesistico, contribuendo ad abbrutire l’orizzonte urbano.

Giuseppe Teodoro, Coordinamento dei Comitati romani contro l’elettrosmog
www.noelettrosmogroma.org  e-mail: [email protected]

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