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Ricordando i Trattati di Roma

In tutta Europa, il 25 marzo, si è celebrato il 50° anniversario della storica intesa

Il 25 marzo ricorreva il 50° anniversario dei Trattati di Roma. Nel clima di giusta enfasi (perdonate l’ossimoro) con cui i media cittadini hanno salutato l’evento, ci sembra altresì giusto ricordare la prima tappa istituzionale del processo di integrazione europea, prologo significativo dell’intesa di Roma. Ci riferiamo al trattato Ceca, firmato a Parigi il 18 aprile 1951 da Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo per introdurre la libera circolazione del carbone e dell’acciaio e garantire il libero accesso alle fonti di produzione. Ma i paesi firmatari di tale accordo vollero andare “oltre” il voluminoso trattato di Parigi. Così, sei anni più tardi, i rappresentanti dei sei stati Ceca (infruttuoso il tentativo di coinvolgere il Regno Unito) si ritrovarono a Roma, in Campidoglio, per firmare i trattati istitutivi della Comunità economica europea (Cee) e della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), noti come i trattati di Roma. Cosa prescriveva la storica intesa?

Con il primo si intendeva realizzare l’unità economica mediante l’instaurazione di un mercato comune, con il compito di favorire lo sviluppo delle attività economiche degli stati membri attraverso una tariffa doganale esterna comune. Inoltre, il trattato stabiliva che le frontiere sarebbero state progressivamente aperte ai movimenti interni di lavoratori e di capitali. Il suo difetto (non da poco ma oggi in parte superato) consisteva nel non prevedere una politica monetaria comune.

Il secondo trattato conteneva l’impegno di fornire a buone condizioni l’energia di cui l’Europa aveva bisogno e ad assicurare una maggiore indipendenza agli stati membri in materia di energia atomica.

In risposta ai trattati di Roma, alcuni dei paesi non aderenti (Regno Unito, Austria, Danimarca, Portogallo, Norvegia e Svizzera), con il trattato di Stoccolma del 20 novembre 1959, diedero vita all’Efta (Associazione europea di libero scambio, dall’acronimo European Free Trade Association). Negli anni successivi vi entrarono la Finlandia, l’Islanda e Liechtenstein. Già nel 1972, però, sia Danimarca che Regno Unito decisero di abbandonare l’Associazione per entrare nella Cee, imitati da Portogallo e Austria e poi dalla Finlandia (nel frattempo la Cee aveva preso il nome di Ue). L’Efta, a oggi, risulta costituita da Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtnstein. La Ue conta invece 27 paesi ma, ciò malgrado, la strada dell’integrazione politica risulta ancora lunga e difficile. L’Europe ne se fera pas d’un coup, ni dans une construction d’ensemble: elle se fera par des réalisations conctrètes, créant d’abord une solidarieté de fait  (L’Europa non si farà in un colpo solo, né in una costruzione d’insieme: si farà attraverso atti concreti, creando in primo luogo una solidarietà di fatto). Lo affermava con lungimiranza, nel maggio 1950, un grande europeista come Robert Schuman.

Esiste oggi tale solidarietà? Piuttosto si ha l’impressione che all’originaria volontà d’integrazione si vada sostituendo una “prassi” di cooperazione, talvolta generica, tra governi incerti davanti al bene comune e ancora succubi degli interessi cosiddetti nazionali, quand’anche non corporativi.

Venendo alla cronaca, tra le numerose iniziative nazionali per celebrare lo storico evento (in programma un ciclo di conferenze in 26 città italiane) corre l’obbligo di segnalarne almeno due agli insegnanti romani.

Ai Musei capitolini continuerà fino al 30 marzo l’esposizione della copia originale dei trattati nella Sala degli Orazi e Curiazi, dove furono firmati, corredata della proiezione di filmati d’epoca. I più curiosi potranno perciò osservare le firme dei padri fondatori della Ue: quelle di Adenauer e Hallstein per la Germania, di Pinau e Faure per la Francia, di Spaak per il Belgio, di Luns per i Paesi Bassi, di Bech per il Lussemburgo, di Segni e Martino per l’Italia.

Presso la libreria del Senato, fino al 31 marzo, attraverso i vari pannelli fotografici, è visibile la ricostruzione del dibattito che nel nostro paese ha accompagnato la nascita e l’allargamento della Comunità europea. Il personale del Senato distribuirà opuscoli alle scolaresche che interverranno e offrirà la propria collaborazione per la consultazione del materiale multimediale.

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