

Il ricorso presentato dall’istituto di Casilino 23 e dal Cidi
Dalle parole si passa ai fatti. La settimana scorsa, per impedire ulteriori passi avanti del processo di destrutturazione della scuola italiana, il Cidi (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti) e la scuola “Iqbal Masih” del Casilino 23, già capofila della protesta contro l’iniziativa del ministro Gelmini, hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro il Piano programmatico governativo. La scuola è intervenuta attraverso la sua battagliera direttrice didattica, dottoressa Salacone.
Perché il ricorso al Tar? Per il semplice fatto che il Piano è atto amministrativo e come tale i suoi contenuti debbono corrispondere a quelli fissati nella legge che ne prevede l’adozione (nella fattispecie l’art. 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133). Se il contenuto non trova corrispondenza nelle disposizioni di legge l’atto può essere impugnato presso il Tribunale amministrativo regionale.
Intanto, secondo il Cidi e la scuola “Iqbal Masi”, il Piano programmatico è illegittimo perché l’art. 117, comma 6, della Costituzione esclude che nelle materie di legislazione concorrente lo stato possa avere un potere regolamentare. E che si tratti di materia concorrente lo si evince subito dallo stesso titolo dell’art. 64 “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica”.
Inoltre, il citato articolo di legge stabilisce che il Piano deve contenere una serie di modificazioni della legislazione vigente (da specificare successivamente nei regolamenti di attuazione, sulla base dei criteri individuati dalla legge), anticipando un potere abrogativo che parte della dottrina già stenta a riconoscere per i regolamenti attuativi e che, ovviamente, non può riconoscersi ad un atto di pura natura amministrativa (come lo è il Piano).
Nel ricorso, che espone in modo dettagliato tutta la serie di violazioni (oggetto soprattutto la scuola d’infanzia e primaria), emerge chiaro come il Piano programmatico non corrisponda alla legge e i regolamenti non corrispondono al Piano. Di tale incoerenza legislativa si è accorto evidentemente il governo se è vero che momentaneamente ha accantonato (non ritirato) il Piano, in attesa che i regolamenti di delegificazione approvati dal Consiglio dei ministri il 18 dicembre 2008, siano riformulati in modo adeguato.
Ad ogni buon conto i ricorrenti fanno sapere che, non appena pubblicati sulla Gazzetta ufficiale, i regolamenti saranno immediatamente impugnati per illegittimità.
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