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Riforme, via libera alle Città Metropolitane

Approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge per l’attuazione del titolo V della Costituzione

Il 19 gennaio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il Codice delle Autonomie, la legge delega che consentirà un’attuazione concreta del titolo V della Costituzione. Adesso Roma, anche se la strada è ancora lunga e difficile, smetterà di guardare con invidia Washington D.C., città la cui area metropolitana comprende Baltimora e varie altre contee del Maryland e della Virginia.

Ma andiamo per ordine. Le Città Metropolitane , secondo la previsione della legge 142/90, si sarebbero dovute costituire entro 24 mesi. Come è noto, però, i termini posti dal legislatore non sono stati rispettati . Né dalle Regioni che non hanno provveduto alla delimitazione delle aree e al riordino delle circoscrizioni territoriali dei comuni interessati alla costituzione dell’area metropolitana; né dal Governo che, data l’inerzia delle Regioni, avrebbe dovuto emanare i decreti legislativi. Risultato: a 17 anni dalla previsione legislativa nessuna Città Metropolitana è stata ancora istituita sul territorio italiano all’interno delle 9 aree metropolitane. Roma, Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Venezia, alle quali vanno aggiunte altre 6 aree metropolitane riconosciute dalle Regioni a statuto speciale e cioè Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari e Trieste sono tuttora in attesa di uno status che ieri, a giudicare dai proclami, sembrava a portata di mano.

Ma cos’è la Città Metropolitana? Non insisteremo su definizioni di tipo scolastico. Diremo soltanto che essa rappresenta il modello istituzionale che, con la razionalizzazione dei vari livelli di governo, corrisponde maggiormente al concetto moderno di metropoli . Un ente amministrativo che, previsto in origine dall’art. 114 della Costituzione e recepito dalle legge 142/90, oggi è regolamentato dal Testo Unico degli Enti Locali (d.lgs. 267/2000). Ma attenzione. La riforma operata dalla legge costituzionale n. 3/2001 ha reso incompatibile le disposizioni del citato Testo Unico con la modifica del titolo V della Costituzione apportata dal governo di centro sinistra. In più la mancata attuazione della delega conferita al Governo con la legge 131/2003 e prorogata fino al 31.12.2005 ha messo a nudo tutte le complessità della materia dimostrando che sulle aree metropolitane i ripensamenti erano più “forti” della reale volontà di attuazione. Così il processo si è nuovamente arrestato, in attesa della disciplina innovativa.

Oggi arriva finalmente il disegno di legge delega che, dopo il passaggio parlamentare, potrà legittimare il governo all’emanazione dei relativi decreti legislativi. In realtà, non si tratta di un semplice schema di legge ma di un vero Codice delle Autonomie che mira all’attuazione degli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione (modificati dalla riforma del 2001) conferendo allo stesso Governo la delega per individuare e ripartire le funzioni amministrative che spettano ai Comuni, Provincie, Città Metropolitane, Regioni e Stato, come pure ad adeguare l’ordinamento degli Enti locali e a disciplinare l’ordinamento di Roma Capitale. Le premesse per un’accelerazione oggi ci sono tutte, vista anche la determinazione del ministro Lanzillotta che, insieme ai ministri Amato e Letta, ha illustrato il provvedimento in conferenza stampa. “Questo disegno di legge delega – ha spiegato il ministro degli Affari regionali e delle Autonomie locali – realizza una semplificazione e razionalizzazione delle competenze e prevede l’attivazione delle procedure per la realizzazione delle Città Metropolitane”. Il disegno governativo, a detta degli osservatori politici, segna un consistente passo in avanti sulla via delle riforme della pubblica amministrazione. E noi, pure se in benevola attesa, non possiamo che concordare.

Intanto, sempre nel corso della conferenza stampa, il ministro Letta ci ha fatto sapere che “il Codice delle Autonomie era uno dei punti dell’agenda di Caserta” . Chi dice che il convegno governativo è stato inutile è servito.

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