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Rimane alta l’attenzione sul Forte Bravetta

Residenti scendono in strada per denunciare e si organizzano in presidi fissi contro le continue occupazioni

“A causa del tentativo di alcune roulotte di nomadi di entrare e stanchi delle ripetute occupazioni delle strutture interne del Forte Bravetta, i cittadini in questi giorni stanno effettuando presidi fissi davanti al complesso militare abbandonato, per scongiurare altre possibili occupazioni che comunque continuano a ripetersi nelle ore notturne” dichiarano il 19 ottobre 2006 i consiglieri del gruppo di AN del Municipio Roma XVI, Fabrizio Santori, Marisa Barbieri, Marco Valente, Antonio Aumenta che, nonostante le rassicurazioni provenienti dalla Prefettura di Roma che negano gli insediamenti, si sono recati sul posto per verificare le notizie dei residenti terrorizzati che sono risultate ovviamente fondate.


 


“Abbiamo segnalato l’insediamento abusivo da più di un mese ma ad oggi, malgrado gli interventi ripetuti ma superficiali delle forze dell’ordine all’interno delle caserme abbandonate del Forte, nulla è cambiato come dimostrano i panni stesi e i materassi presenti ma soprattutto i recinti militari divelti e i lucchetti del cancello principale continuamente spezzati – denunciano i consiglieri – abbiamo il fondato sospetto che gli immigrati clandestini siano presenti in tutta l’estesa area del Forte Bravetta per questo è necessario un intervento massiccio di sgombero da parte delle forze di polizia in collaborazione con i militari dell’Esercito italiano”.


 


“Correva il 1998, anno in cui il consiglio circoscrizionale reiterava una proposta per la riqualificazione del Forte Bravetta, da allora l’amministrazione comunale promette di rendere fruibile l’intera area per i residenti del quartiere senza mai ottenere alcun risultato concreto – concludono gli esponenti di AN – tra poche ore il Consiglio del Municipio approverà un nuovo atto dove evidenzieremo nuovamente che in questo quadrante della Capitale gli insediamenti, voluti dal Comune di Roma, hanno causato un fenomeno sociale di occupazione di ogni area lasciata incustodita dalle istituzioni contribuendo a far crescere l’insicurezza che ormai non è solo una sensazione ma una costante realtà di queste zone ormai divenute terra di nessuno”.

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