

Il comico romano, al teatro Parioli, racconta gli effetti prodotti dall’ambiguo linguaggio moderno
In scena fino al 7 gennaio, al Teatro Parioli, lo spettacolo “Geneticamente mortificato” con Rodolfo Laganà. In questo suo one man show, scritto insieme a Falcone e Pappagallo, Laganà affronta l’ambiguo linguaggio moderno che, secondo lui, mortifica nel cuore e nello spirito gli individui.
Per dimostrare questa sua tesi il simpatico comico romano, tra grottesche descrizioni ed esilaranti battute, tocca diversi aspetti sociali stemperando il tutto con momenti di riflessione (la vera ricchezza è il tempo libero) e disamine critiche (Natale noioso per come noi lo viviamo).
Rodolfo, dall’esordio negli ex mercati generali di via Ostiense, maggio 2005, al Parioli: hai cambiato qualcosa?
«Questo tipo di spettacoli sono un working in progress: si debutta poi si aggiusta, si modifica, si accorcia, si allunga. Dipende anche dalle reazioni del pubblico che ogni sera ti danno uno spunto o un diverso appiglio. E in base a questo si fanno modifiche».
È presente qualche traccia autobiografica?
«In alcuni momenti sicuramente si. Nei rapporti con la famiglia, con la scuola e con l’amore porto in scena anche me stesso».
Qual è il punto che ha più presa sul pubblico?
«A mia grossa sorpresa sono due momenti, non dico seri, ma poetici, che colpiscono di più: il brindisi a noi ultimi, perché ogni generazione è ultima di qualcosa; e uno scorcio su Roma vista dall’alto. Sono momenti non propriamente comici, ma piacciono molto».
Quanto devi al Laboratorio Teatrale delle arti sceniche?
«Molto, sia al Laboratorio che al suo fondatore, Proietti. Gigi mi ha cambiato la vita e oltre ad essere un grandissimo insegnante adesso è anche un amico fraterno».
Hai lavorato con tre grandi e belle attrici: Stefania Sandrelli, Sabrina Ferilli e Valeria Golino.
«Sabrina è quella più vicina a me, nel senso che è più passionale, più schietta, la più popolare. Valeria ha una sua bellezza particolare, intellettuale, ma è una persona simpaticissima. Stefania è un’icona del cinema, una donna meravigliosa e di una bellezza sconvolgente. Sono tutte e tre diverse, ma fantastiche».
Tv, cinema e pubblicità danno più visibilità e guadagni. Il teatro dà solo più soddisfazioni?
«Dal punto di vista economico il teatro non ti dà i risultati di cinema e Tv, ma per quanto riguarda la gratificazione è senz’altro il numero uno in assoluto».
Dopo il Parioli?
«Faremo un minimo di tournée, ma sempre vicino perché per me il mondo finisce al Raccordo Anulare».
E il tormentone Tim?
«Va avanti bene, sicuramente per tutto il 2007».
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