

Il 10 febbraio sotto Ponte Matteotti. An:"urge un controllo generale per gli argini del fiume"
Uno che non dava fastidio a nessuno, un tipo tranquillo. Lo chiamavano Robin, come Robinson Crusoe, per la sua abitudine di starsene da solo. Così lo ricorda chi lo conosceva, cioè quasi tutti quelli che ‘abitano’ la zona franca sotto ponte Matteotti. Proprio qui sulle sponde del Tevere, qualche passo sotto la città, lo hanno ritrovato morto: lui è un italiano, probabilmente senza fissa dimora, di quarant’anni, ucciso, secondo quanto rivelato dalle prime indagini, da alcuni colpi di bastone sulla testa.
A dare l’allarme il 10 febbraio sera, due persone che passeggiavano lungo la pista ciclabile che costeggia il fiume. Un omicidio efferato, dal movente ancora da spiegare; gli inquirenti giunti sul posto hanno ritrovato il corpo senza vita riverso in terra con il cranio fracassato, una profonda ferita alla testa e diverse ecchimosi procurate da due colpi. Accanto al cadavere, coperto da un panno, probabilmente il suo giaciglio per ripararsi dal freddo, tracce di sangue, una spranga di ferro e altri attrezzi, forse armi del delitto.
Intanto alcuni barboni della zona sono stati ascoltati dalla polizia che sta cercando di capire se vi sia stata una lite alla base del delitto e per quali motivi sia nata. Al momento sembra confermata l’ipotesi che l’uomo sia stato ucciso proprio nel suo abituale rifugio attrezzato come luogo per vivere.
Immediata la reazione del capogruppo di An alla Provincia di Roma Piergiorgio Benvenuti: “Gli inquirenti stanno indagando sul caso del barbone ucciso sulle rive del Tevere, ma è necessario altresì verificare cosa succede complessivamente sugli argini del fiume. Ormai – aggiunge – sono forse alcune migliaia le persone che vivono fra baraccopoli e rifugi di fortuna sugli argini del Tevere e sono innumerevoli le attività, anche illegali, che vengono svolte all’interno di tali strutture”.
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