Roma – Parma 2-1. Il vento soffia fortissimo sull’Olimpico

L'affetto di tutto lo stadio per Daniele De Rossi
Marco Maestà - 27 Maggio 2019

L’amore dei romanisti colora la notte di De Rossi, che nell’ultima partita della sua carriera giallorossa, riunisce tutti i tifosi contro Pallotta e la società americana.

La gara del 26 maggio 2019 con il Parma, che sigilla ufficialmente il 6 posto, è assolutamente secondaria nella testa di ogni spettatore, che stasera è sugli spalti per salutare il capitano di 616 battaglie.

La cronaca della gara vede una Roma che al piccolo trotto, cerca di sbloccare il risultato con qualche accelerazione di Pastore e di Pellegrini, che provano ad innescare Dzeko, purtroppo in giornata no.

Il clima però è surreale con applausi ad ogni tocco di palla del capitano ed insulti e cori di protesta per Baldini e l’americano.
Al 35′ Pellegrini raccoglie in area una palla vagante e supera il portiere avversario, dando il vantaggio ai suoi.

Nella ripresa, in cui per mezz’ora non succede praticamente nulla, l’unico brivido lo provoca Perotti, che con un tiro in diagonale deviato sul palo da Frattali, distrae il pubblico per qualche secondo dai cori anti società.
Dzeko è un fantasma e quando Ranieri lo sostituisce, dagli spalti si alza qualche fischio, subito inghiottito dagli applausi di gratitudine del resto dello stadio.

All’80’ l’Olimpico si ferma per omaggiare la sua bandiera. Ranieri infatti chiama il cambio del capitano e gli regala la sua ultima standing ovation, facendo esplodere lo stadio in un mix di applausi e pianti.

La Roma è sotto shock, come se solo ora si rendesse conto di ciò che sarà e puntualmente subisce il gol dell’ex Gervinho, che all’86’ pareggia e non esulta. A quel punto però, sale in cattedra Perotti, che solitamente segna nelle partite di fine stagione e degli addii.
L’argentino, raccogliendo un cross di Under all’89’ riporta i giallorossi in vantaggio, regalando al suo capitano l’ultima vittoria.

Il triplice fischio di Mazzoleni chiude le ostilità ed apre la voragine nei cuori di Roma dando il via alla festa tragica del saluto finale di un popolo al suo condottiero.
Ranieri scoppia in lacrime ascoltando il suo nome inneggiato sugli spalti, Totti scende in campo nella sua veste di dirigente insieme a Bruno Conti e quando le tre leggende romane degli ultimi 30 anni si fanno fotografare insieme, l’Olimpico si spella le mani.

Il resto del saluto a Daniele De Rossi è tutto nei cuori dei romanisti, che ancora una volta scelgono da che parte stare.
Le emozioni del giro di campo di Daniele svelano una volta di più le priorità del popolo romanista.
I sentimenti e le bandiere non si toccano ed ammainano mai e un amore che dura da 18 anni, non si baratta con trofei e vittorie di nessuna specie.
Roma quando ama, lo fa in modo totale e lo fa per sempre.

Il tabellino di Roma Parma 2-1

Roma (4-3-3): Mirante; Florenzi, Juan Jesus, Fazio, Kolarov; Pellegrini, De Rossi (37′ st Under); El Shaarawy, Pastore (11′ st Cristante), Perotti; Dzeko (16′ st Schick). In panchina: Olsen, Fuzato, Karsdorp, Marcano, Santon, Zaniolo, Kluivert, Nzonzi, Manolas. Allenatore: Ranieri.

Parma (4-3-3): Frattali; Iacoponi (34′ st Gazzola), Bruno Alves, Gagliolo, Gobbi; Dezi, Stulac (21′ st Machin), Kucka; Sprocati, Ceravolo, Gervinho. In panchina: Brazao, Sepe, Dimarco, Diakhate, Scozzarella, Barillà, Kasa, Biabiany, Grassi. Allenatore: D’Aversa.

Arbitro: Mazzoleni di Bergamo.

Reti: 35′ pt Pellegrini, 42′ st Gervinho, 44′ st Perotti.

Ammoniti: Kucka, Perotti, Pellegrini.

Angoli: 11-8.

Recupero: 1′; 2′.

La lettera scritta da Daniele De Rossi

Che te ridi regazzi’?
So’ felice!
Perché sei felice?
C’ho la maglietta della Roma
Ma non è che è falsa?
Ma no, il numero l’ha cucito mia zia…
E se te dico che la indosserai più di seicento volte?
A me ne basterebbe una di partita.

Riguardando questa foto, che ormai conoscete tutti, mi rendo conto di quanto io sia stato fortunato, una fortuna mai data per scontata e per la quale non sarò mai abbastanza grato.
È stato un viaggio lungo, intenso, sempre accompagnato dall’amore per questa squadra.

Questa gratitudine non voglio lasciarla sospesa per aria, perché, mentre scrivo la parola grazie, non mi passano per la testa dei concetti astratti, ma dei ricordi e delle sensazioni, delle facce e delle voci.

Permettetemi di ringraziare tutta la Roma che ho conosciuto:

la famiglia Sensi, il presidente Pallotta.

Tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato e lavorano a Trigoria.

Gli allenatori che mi hanno guidato, ognuno mi ha insegnato qualcosa di importante, nessuno escluso.

Gli staff medici che si sono presi cura di me; Damiano, senza il quale le mie presenze con questa maglia sarebbero state sicuramente meno.

I miei compagni, la parte più intima del mio lavoro: sono la mia famiglia. La quotidianità dello spogliatoio di Trigoria sarà quella che mi mancherà di più.

Bruno, che ha visto in me qualcosa di speciale e mi ha portato in questo fantastico settore giovanile. È lì che, una mattina di agosto, ho incontrato Simone e Mancio, che mi sono rimasti accanto finora e resteranno per tutta la vita.

Grazie a Davide, anche lui accanto a me per tutta la vita.

Grazie a Francesco. La fascia che ho indossato l’ho ricevuta dalle mani di un fratello, di un grande capitano e del calciatore più straordinario al quale io abbia mai visto indossare questa maglia. Non capita a tutti di giocare 16 anni accanto al proprio idolo. Riconsegno questa fascia, con rispetto, ad Alessandro. Un altro fratello che sono sicuro ne sia altrettanto degno.

Grazie a papà e mamma per avermi cresciuto trasmettendomi due valori che sono ogni giorno con me: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso e dai una mano a chi è in difficoltà.

Grazie a Ostia, alla sua gente e al suo mare, che mi hanno svezzato da bambino, accompagnato da adolescente e riaccolto da adulto.

Grazie anche a chi mi ha sopportato e supportato tra le mura di casa: senza Gaia, Olivia e Noah e soprattutto Sarah sarei la metà dell’uomo che sono oggi.

Grazie ai tifosi della Roma, i miei tifosi. Mi permetto oggi di dire miei, perché l’amore che mi avete dato mi ha permesso di continuare ad essere in campo parte di voi. Siete stati la ragione per cui tante volte ho scelto di nuovo questa città. Domani sarà la seicentosedicesima volta in cui io considererò questa scelta, la scelta giusta.

Il 26 maggio di qualche anno fa abbiamo vissuto una giornata dopo la quale pensavamo di non poter tornare a sorridere. Lo pensai anche io, finché non vidi il tatuaggio di un tifoso con scritto “27 maggio 2013, eppure il vento soffia ancora”. Non so a chi appartenesse questo tatuaggio, ma so che il vento ricomincerà a soffiare anche da questo 27 maggio.

Mai come in questi giorni ho sentito il vostro affetto: mi ha travolto e mi ha riempito il cuore. Mai come in questi giorni vi ho visto così uniti per qualcosa. Ora, il regalo più grande che mi potete fare è mettere da parte la rabbia e tutti uniti ricominciare a soffiare per spingere l’unica cosa che ci sta a cuore, la cosa che viene prima di tutto e tutti, la Roma.

Nessun mai vi amerà più di me.

Arrivederci.

Daniele De Rossi


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