

Presentato il progetto già sperimentato da altre realtà amministrative italiane ed europee. Nella capitale è il X Municipio a fare da precursore
Non serve andare lontano: Modena, Torino, Genova sono solo alcune delle realtà amministrative italiane che non ci hanno pensato due volte e da oggi anche a Roma il bilancio di genere non è più un’utopia. L’input viene dal X Municipio della capitale che ha inserito questo strumento all’interno delle proprie politiche sociali ed economiche e lo ha presentato il 13 novembre in via della Lungara presso la Casa internazionale delle donne di Roma. Si tratta di un metodo ‘a misura di cittadino’ capace di offrire una visione più chiara della condizione socio-economica territoriale, e in particolare delle differenze e delle disparità di trattamento tra cittadine e cittadini.
Uno strumento quindi che può contribuire a orientare le scelte dell’amministrazione per ridurre o eliminare tali squilibri.
Ma la novità in questo caso consiste nell’applicare il modello del bilancio di genere ad un livello sub-comunale, ovvero alla realtà dei singoli municipi. Se si considera che alcuni dati di tipo socio-economico non sono disponibili a livello sub-provinciale, che l’autonomia amministrativo – finanziaria di un municipio è fortemente condizionata dalle scelte di una giunta comunale, si comprenderà la portata rivoluzionaria di uno strumento del genere.
“Si tratta di un esperimento interessante – spiega nel corso della presentazione del progetto Marina Del Vecchio della Casa internazionale delle Donne – soprattutto perché il Municipio è l’istituzione più vicina ai cittadini”.
A curare la ricerca progettuale la Casa internazionale delle Donne che, in questa prima fase di lavoro, si è preoccupata innanzitutto di restituire una fotografia attendibile dei cittadini e delle cittadine del X Municipio e di individuare le fasce che potrebbero maggiormente beneficiare di servizi.
Sulla base dei dati del censimento del 2001 il quadro che ne viene fuori è quello di una popolazione relativamente giovane di 184 mila persone, di cui 87 mila circa sono uomini mentre i restanti 96 mila sono donne. Di queste oltre la metà ha fra i 20 e 59 anni, casalinghe o occupate (insegnanti, dipendenti della pubblica amministrazione) con bambini e famiglia a carico.
Bisogna chiedersi a questo punto come il Municipio possa andare incontro alle loro esigenze, o come sia possibile supplire alla bassa scolarizzazione che si registra in quest’area della capitale: il 50% dei cittadini o delle cittadine hanno solo la licenza media, un dato fortemente contraddittorio se si pensa che Roma ospita la maggioranza assoluta delle istituzioni di studio e di ricerca del paese.
“Spesso nell’erogazione dei servizi ci si dimentica delle diversità di genere – sottolinea la direttrice dei servizi sociali del X Municipio Grazia Sentinelli – troppe volte la cultura dominante ci fa ragionare in termini di utenza neutra senza ricordare invece che la attività socio-politiche-econimiche hanno una diversa incidenza su uomini e donne”.
Fortemente voluto e caldeggiato anche da Alessandra Ribaldi, assessore al Lavoro e alle Pari Opportunità della giunta Marrazzo, ora il progetto, che potrebbe estendersi agli altri municipi di Roma, è pronto per il secondo step: individuare delle linee di intervento a favore delle fasce emerse come più deboli e quindi bisognose di supporti.
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