Romanina: il ‘soccorso bianco’ dell’Udc per le cubature di Scarpellini

Dopo le nette contrarietà dei comitati dei cittadini e anche dal PD e dalla sinistra scende in campo l’Udc di Ciocchetti a sostegno della densificazione cementificatoria

Avendo fiutato la brutta aria che tira nel territorio sulla densificazione cubatoria di Romanina è sceso a dare man forte il capo dell’Udc regionale Luciano Ciocchetti, vicepresidente regionale, assessore regionale all’urbanistica.

L’on. Ciocchetti è persona navigata. Già consigliere comunale della Dc nel secolo scorso ha fatto in tempo a sostenere la breve ed ingloriosa vita della giunta dell’archeopentapartito del Sindaco Carraro, quella dei mondiali di calcio ’90 le cui opere lievitarono di costo fino all’84%. Un esito economico disastroso che ha indotto l’attuale Presidente del Consiglio Monti ha negare la fideiussione alla classe politica e imprenditoriale romana per le Olimpiadi del 2020. Travolto da tangentopoli il vecchio sistema politico, Ciocchetti ha poi saputo, rimanendo fedele a se stesso e alla propria radice democratico cristiana, riciclarsi nel panorama politico della seconda Repubblica. La sua carriera non si è interrotta ed è proceduta fra i marosi della diaspora democristiana rimanendo al coperto sulla scialuppa condotta con innegabile perizia dall’on. Casini: un “lungo cammino costellato di vittorie” recita nel suo sito Ciocchetti. Eletto deputato nel 1994 non viene rieletto nel 1996 ma ridiventa consigliere comunale nel 1997 durante la giunta Rutelli. Poi diventa consigliere regionale nel 2000 dove, dice lui, con “L’approvazione del primo piano sanitario regionale, la legge sull’accreditamento delle strutture sanitarie e l’apertura di nuovi ospedali sono stati solo alcuni dei traguardi che insieme ai miei collaboratori siamo riusciti a raggiungere”. Sono gli anni della giunta Storace che, come si sa, ampliò notevolmente proprio nel campo sanitario quel deficit pauroso che i cittadini e i malati stanno ancora pagando con l’aumento delle addizionali Irpef regionali e con i ticket. Rieletto alla Regione nel 2005, ed evidentemente non sopportando, e con ragione visti i risultati, di stare all’opposizione di Marrazzo e volendo ampliare i suoi orizzonti, accetta con gioia di ridiventare deputato. Ma la momentanea vittoria di Prodi costringe tutto il centrodestra all’opposizione.Ma la ricaduta di Prodi2 e la vittoria di Berlusconi nel 2008 non cambia il destino oppositorio dell’Udc in rotta con “Papi”. E allora, tanto per stare sulla scena, Ciocchetti corre per la poltrona di Sindaco di Roma senza grandi speranze ritrovandosi all’opposizione di Alemanno. Fiutata l’aria favorevole abbandona il destino cinico e baro di peone parlamentare per farsi rieleggere alla Regione nella vincente coalizione di centrodestra con gli incarichi pesanti già ricordati.

Giovedì 16 febbraio 2012 il capo indiscusso dell’Udc laziale è calato all’hotel Petra di Romanina, accompagnato dal capogruppo comunale Onorato e dal consigliere municipale Matturro, per discutere del “metro leggero” da Anagnina a Torre Angela. L’intento era quello di dimostrare che non si tratta né di un tram né di un tranvetto ma di qualcosa di più simile ad una metropolitana normale anche se la sua portata, 8000 passeggeri l’ora su linea dedicata, non è quella di 24.000 passeggeri di un vero metro. La dimostrazione è stata affidata, e con successo, all’ing. Sandri il quale ha ampiamente dimostrato con le slide la serietà del progetto.

Naturalmente questa promozione serve a dire che, come prescrivono le norme tecniche del PRG, essendoci l’infrastruttura su ferro si può tranquillamente procedere alla densificazione della centralità del costruttore Scarpellini: i famigerati 2 milioni di mc. A chi ha cercato di far comprendere che la sostenibilità del leggero metro doveva essere giudicata in rapporto all’espansione cementificatoria e abitativa dell’intero quadrante (35-40.000 nuovi residenti, 6.500.000 mc fra abitativi e non abitativi senza calcolare gli effetti del cosiddetto Piano casa varato da Ciocchetti ed Alemanno) e all’intercettazione del flusso veicolare quotidiano in entrata dai Castelli romani gli si è detto che non era quello l’argomento in discussione. Che la faccenda dei mc densificatori di Romanina si sarebbe vista in seguito. E il seguito è venuto poco dopo con la perorazione ciocchettiana della romaninesca centralità. I rappresentanti della Comunità Territoriale presenti e gentilmente invitati hanno, per bocca del coordinatore Maurizio Battisti, così pubblicamente commentato.

“L’intervento conclusivo è stato quello dell’on. Ciocchetti (assessore all’urbanistica della Regione Lazio) che ha parlato di un’opera (la metro leggera) finanziata all’80% dal privato. Ha poi evidenziato la fattibilità della centralità di Romanina perché ricca di funzioni, citando tra le altre: l’università, il policlinico, gli enti di ricerca. Ha poi anche citato una non meglio identificata ‘città delle arti e dei mestieri’. Ha poi chiosato sul fatto che se fosse per lui vorrebbe dentro alla centralità un minore consumo di suolo, aumentando l’altezza dei palazzi. In conclusione, come gruppo Udc, ha sostenuto la tesi che è comunque sempre meglio fare che non fare, soprattutto in questi tempi di crisi.

Ammetto di essere uscito un po’ frastornato dalla assemblea di ieri. Vorrei quindi proporvi alcune considerazioni e porre alcune domande agli interlocutori istituzionali.

Mentre dopo l’assemblea di ieri è chiara la posizione dell’Udc a livello municipale, comunale e regionale sulla fattibilità della Centralità Romanina qual è la posizione del Pd?

E’ quella esposta ieri dall’assessore Perifano o quella (diametralmente opposta) esposta del presidente Medici nell’assemblea del 31 gennaio (posizione ribadita dal capogruppo Colasanti e dal segretario Miccoli)? Ci piacerebbero pubblici chiarimenti.

Resta per ora non conoscibile la posizione del Pdl locale (anche se più volte abbiamo stimolato il capogruppo Matronola) sulla questione Centralità Romanina e metro leggera.

Credo doveroso fare delle precisazioni su quanto affermato ieri dai politici presenti:

a) la città dello Sport di Calatrava doveva costare 180 milioni di euro. Finora ne sono stati spesi 400 e si ipotizza che non potrà essere terminata con meno di 900 milioni di euro complessivi. Quindi è quantomeno imprudente affermare che un’opera pubblica (in Italia) da 388 milioni di euro verrà completata con circa 200 milioni.

b) come si può affermare che la centralità della Romanina è sostenibile invocando funzioni che stanno in un’altra centralità (quella di Tor Vergata)? Non sarebbe più logico allora potenziare quella centralità (che ricordo essere totalmente pubblica) anzichè edificare 2.000.000 mc di cemento (su suolo privato) che di pubblico avranno solo 90.000 mc (il 4.9% del totale)?

c) ricordo che le altezze dei palazzi previsti a Romanina sono di 8 piani con 3 torri di 28 piani! Innalzare ancora le altezze significherebbe nascondere non solo la vista dei Castelli ma rendere del tutto incompatibile architettonicamente e paesaggisticamente la Centralità con i quartieri vicini.

d) non corrisponde al vero affermare che l’80% della metro leggera sarà finanziata dal privato.
In realtà il privato, usando il suo contributo straordinario (visto che gli oneri per le opere di urbanizzazione sono già impegnati) si è impegnato a costruire il tunnel di attraversamento della centralità (20 milioni di euro) e il necessario rifacimento degli svincoli della A1 e di Tuscolana ed Anagnina. Secondo i tecnici del Comune di Roma nella più ottimistica delle ipotesi l’amministrazione avrà un saldo attivo tra oneri entranti (urbanizzazione primaria, secondaria e contributo straordinario) e quelli uscenti di circa 36 milioni. Quindi al massimo (e bisogna veramente essere ottimisti) il privato potrà concorrere con quei 36 milioni (che si aggiungono ai 20 del tunnel) per contribuire alla messa in esercizio della metro leggera. Se la matematica non è una opinione siamo molto lontani dall’80% di copertura finanziaria”.

A queste penetranti domande non sono seguite risposte. Da parte di nessuno. Finora. 

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