

Alla vigilia di Italia-Francia del 3 febbraio 2007 sapevamo tutti che sarebbe stata una partita durissima per la nostra nazionale.
I Francesi sono i campioni in carica del 6 nazioni, puntano a vincere la Coppa del Mondo che si disputerà a casa loro nel settembre-ottobre prossimo e, bruscamente riportati alla realtà dalle batoste subite dalla Nuova Zelanda nell’autunno scorso, hanno organizzato un programma di avvicinamento ai mondiali decisamente impegnativo. Però le prove complessivamente buona della nazionale italiana nei test match autunnali avevano dato motivo di speranza per una partita quantomeno valida della nostra nazionale al Flaminio.
In effetti nei primi minuti la squadra italiana parte bene, aggredendo il campo con veemenza e procurandosi due occasioni per passare in vantaggio, due calci di punizione purtroppo falliti al terzo minuto dall’apertura Scanavacca e al 6′ dall’estremo De Marigny.
Dopo queste occasioni sciupate dagli azzurri tocca al dodicesimo ai francesi un calcio di punizione, che l’apertura Skrela concretizza, portando cosi la sua squadra a condurre per 0-3; nella stessa azione si infortuna Scanavacca che viene sostituito da Ramiro Pez.
Man mano che passano i minuti il pallino del gioco comincia a passare dalla parte degli ospiti; la migliore qualità dei trequarti transalpini inizia a farsi vedere, mentre il pacchetto di mischia italiano non riesce a sopraffare gli avanti francesi.
C’è da dire che l’Italia comunque prova a giocare a viso aperto contro gli avversari, ma nella azioni di gioco alla mano la circolazione della palla è decisamente insufficiente, la manovra è lenta quando precisa e prona all’errore quando veloce. Ed è su un errore lungo la linea di passaggio d’attacco italiana compiuto al ventiquattresimo minuto dal tallonatore Ongaro (autore di diversi errori in fase offensiva) che nasce l’azione personale di Dominici che porta alla prima meta della Francia, poi trasformata da Skrela: l’ala dei “bleus” è fortunata sui rimbalzi dei calci di avanzamento, ma mostra una velocità ed una tecnica probabilmente ineguagliabili per i nostri giocatori.
A questo si aggiunge qualche incertezza difensiva come quella di De Marigny (oggi decisamente incerto e ben poco deciso nei placcaggi e nelle coperture) che al trentesimo non chiude efficacemente su Skrela, consentendo l’arrivo in meta dell’altra ala francese Heymans; la successiva trasformazione di Skrela porta il punteggio sul 0-17.
Al trentacinquesimo un calcio di punizione trasformato da Pez consente all’Italia di schiodarsi dallo zero in punteggio: purtroppo saranno gli unici punti della nostra squadra in tutta la partita. Le terze linee francesi inoltre cominciano a sovrastare i pari ruolo italiani: il solo Parisse si batte con efficacia, Mauro Bergamasco è oggi impreciso e poco presente in attacco anche se prova quanto meno a placcare e a limitare la costruzione del gioco avversario, mentre gravemente inefficiente è la prova di Sole, visto più volte in attacco in posizione di ala, per chissà quale motivo.
E’ proprio il terza linea transalpino Chabal (autore oggi di una prova maiuscola) a schiacciare in chiusura di tempo al termine di un’azione di forza. Skrela fallisce la successiva trasformazione ed il punteggio con il quale si chiude la prima frazione di gioco è quindi 3-22.
Nel secondo tempo si comincia esattamente alla stessa maniera, infatti al quarantaquattresimo Chabal realizza una nuova meta di potenza, questa volta trasformata da Skrela per il 3-29.
Al quarantottesimo il coach della squadra italiana Berbizier cambia tutta la prima linea, facendo uscire Ongaro, Nieto e Perugini per Castrogiovanni, Festuccia e Lo Cicero. La mossa rivitalizza un pò il pack dei padroni di casa, che però non riesce a conquistare un vero predominio sugli ospiti; anche se nel secondo tempo la nostra nazionale ottiene una certa superiorità in touche, grazie anche alla pessima giornata in lancio del tallonatore di riserva francese Szarzewski, entrato al sessantesimo al posto del capitano Ibanez, la sostanza non cambia. La differenza nel punteggio obbliga i nostri giocatori ad azioni alla mano nelle quali sono nettamente inferiori agli ospiti che, dal canto loro, non riescono però ad evitare una certa dose di errori.
Comunque è una bella azione francese a portare in meta Jauzion al sessantatreesimo.
La successiva trasformazione di Skrela e un calcio piazzato realizzato dall’apertura di riserva, il ventunenne Beauxis, entrato al sessantottesimo portano il punteggio sul 3-39 finale, mentre l’ingresso di Troncon al posto di Griffen al settantesimo non ottiene alcun vero risultato.
Una Francia non bellissima ma efficace riduce a brandelli un’Italia a tratti veramente inguardabile: come si è detto ci si aspettava di più dai nostri avanti, ma la pessima giornata dei centri (forse Canale, cmq insufficiente, ha fatto qualcosina in più di un’evanescente Mirco Bergamasco) è stata pareggiata dalla prestazione delle ali, con Dallan assolutamente nullo e Masi non hai livelli ai quali ci ha abituati.
Nessuna delle linee mediane provate per infortuni o scelte tecniche durante la partita, ovvero Griffen-Scanavacca, Griffen-Pez e Troncon-Pez ha mostrato di poter aprire e gestire il gioco con risultati anche solo decenti, e la velocità di riciclo del pallone è sempre stata lontana da quelli che ormai sono gli standard internazionali.
L’Italia è stata forse troppo brutta per essere vera, ed è a questa speranza che ci si aggrappa per evitare un’ulteriore umiliazione nella prossima partita di Twickenham, contro un’Inghilterra apparsa in grande spolvero nella prima partita del torneo nella quale ha dominato la Scozia. Inghilterra ritrovata grazie al lavoro del nuovo coach Brian Ashton (negli anni ’70 mediano di mischia del CUS Milano e della Rugby Roma) ed al ritorno di Wilkinson, in forma strepitosa.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.