

Nel 2023, la spesa media sanitaria per famiglia in Italia è stata di 1.414 euro, mentre nel Lazio è schizzata a 1.852 euro, la più alta del Paese
La sanità è da sempre il fiore all’occhiello del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che l’ha posta al centro del suo operato.
Durante la conferenza dedicata ai primi due anni di governo, ha illustrato le azioni intraprese per migliorare il sistema sanitario, puntando su investimenti, riduzione delle liste d’attesa e potenziamento dei pronto soccorso.
Tuttavia, secondo i recenti report della Fondazione Gimbe, persistono due grandi problemi che pesano sulle famiglie laziali: la spesa sanitaria, la più alta in Italia, e la mobilità passiva, ovvero il ricorso a strutture sanitarie fuori Regione. Il Lazio detiene entrambi i primati, evidenziando una situazione complessa e ancora lontana dalla risoluzione.
Nel 2023, la spesa media sanitaria per famiglia in Italia è stata di 1.414 euro, mentre nel Lazio è schizzata a 1.852 euro, la più alta del Paese.
Questi costi includono farmaci, servizi ambulatoriali e ospedalieri, e sono influenzati da fattori come accessibilità ai servizi pubblici, capacità di spesa e consumismo sanitario.
Oltre alle spese elevate, il Lazio registra anche un tasso di rinuncia alle cure del 10,5%, ben sopra la media nazionale del 7,6%.
La Fondazione Gimbe sottolinea come questo fenomeno colpisca soprattutto le fasce più povere, riducendo l’aspettativa di vita.

Altro dato critico riguarda la mobilità passiva, ovvero i pazienti che si curano fuori regione. Il Lazio è al primo posto in Italia con un debito di quasi 600 milioni di euro (dati 2022).
Dall’altro lato, il Lazio è al quarto posto per mobilità attiva, cioè per le cure erogate a pazienti provenienti da altre regioni, con un credito di oltre 400 milioni di euro.
Tuttavia, il saldo resta negativo per -193 milioni di euro, segno che più cittadini lasciano la regione per curarsi di quanti vi arrivino.
Il presidente Rocca ha difeso il lavoro fatto sul fronte delle liste d’attesa, dichiarando che oltre il 95% delle visite prenotate nel 2024 sono state garantite nei tempi previsti.
Tuttavia, restano prestazioni con attese troppo lunghe, come:
Elettromiografia del capo (Asl Roma 2): oltre 150 giorni di attesa
Elettromiografia del tronco (Asl Roma 2): oltre 150 giorni di attesa
Ecografia muscolotendinea e osteoarticolare (Asl Roma 1): 125 giorni di attesa
Polipectomia endoscopica intestinale (Asl Roma 3): 291 giorni di attesa
Rocca punta a un cambio di passo nella sanità laziale, ma i dati della Fondazione Gimbe indicano che molti problemi strutturali restano irrisolti. Costi elevati, fuga dei pazienti e attese per esami essenziali sono nodi critici su cui la Regione dovrà ancora lavorare.
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