Categorie:
Municipi:

Sant’Agnese in Agone splende di nuovo

Il 6 giugno sono stati inaugurati i nuovissimi lavori di restauro alla celebre chiesa romana

Dopo mesi di intenso lavoro, la chiesa barocca di Sant’Agnese in Agone, a piazza Navona, è tornata a splendere.
I lavori di restauro, che “sono durati complessivamente un paio d’anni – ha spiegato l’architetto Paolo Portoghesi – e non hanno comportato la chiusura della chiesa al pubblico”, sono stati inaugurati il 6 giugno alla presenza di numerose autorità. Tra queste il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, l’assessore capitolino alla Cultura, Silvio Di Francia, il Ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, la moglie del presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Franca, in prima fila, e il rettore della chiesa Don Gianni Todescato. Tra gli altri, il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, Gianni Letta, Bruno Vespa, Mariotto Segni, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, l’assessore alla Cultura di Roma Luigi Di Francia, e monsignor Luigi Moretti, vice reggente della diocesi di Roma.
I restauri hanno riguardato la ripulitura dei rilievi scultorei dei sette altari, la decorazione della cupola di Ciro Ferri, il restauro dell’organo antico con suono di tromba, delle quattro campane, dei pavimenti, dei confessionali e delle cappelle di San Filippo Neri, di Santa Francesca Romana e della Sagrestia del Borromini, e il nuovo progetto di illuminazione realizzato da Acea.

E’ Francesco Rutelli, davanti alla platea folta di personalità, ad aprire a Roma la festa per il restauro di Santa Agnese in Agone. “Un sito importante perché ricalcato sul tracciato dell’antico circo che ci porta dalle naumachie all’allegra confusione contemporanea”, ha aggiunto il Ministro riferendosi al luogo su cui si affaccia la chiesa, piazza Navona, oggi popolato da pittori e artisti di strada. Ma anche un lavoro lunghissimo, dice il Ministro, che testimonia l’impegno nel tempo di ministri, funzionari, dipendenti della Chiesa e di tanti privati. Introdotto dalle note di Haendel, suonate dallo splendido organo seicentesco, anch’esso oggetto di restauri, il ministro rievoca le tappe di un lavoro che si è sviluppato, in diverse tranche, a partire dalla metà degli anni Novanta. Molto è stato fatto, ma molto ancora resta da fare, spiega Rutelli, precisando che ora si lavorerà al restauro delle quattro cripte, affidato all’Istituto Centrale di Restauro. Ma, intanto, sono stati rimessi a posto i prospetti, è stato rifatto l’impianto elettrico – con una nuova illuminazione realizzata dall’Acea – che ha provveduto al consolidamento e al restauro delle torri campanarie, del tamburo, della cupola, degli affreschi. E l’intero complesso monumentale è stato catalogato in forma digitale.

“Un monumento particolarmente importante e ricco di storia”, racconta alla platea anche l’architetto professor Paolo Portoghesi, docente di Storia dell’architettura e già direttore della Biennale di Venezia, luogo che “ha la particolarità di riunire l’opera dei rivali Bernini e Borromini”. La chiesa fu infatti teatro della sfida professionale tra i due più grandi artisti all’epoca di Innocenzo X, committente dell’opera. A Borromini, già autore del restauro di San Giovanni in Laterano, coinvolto da papa Innocenzo X sul progetto che era di Girolamo Rainaldi, si deve la realizzazione della parte basamentale all’interno della chiesa. Su questo, nella parte più alta, si innesta il gusto berniniano della policromia, “lo stile dello spettacolo totale in cui tutte le arti convergono in un unico spazio teatrale”. I due, sottolinea Portoghesi, furono costretti a lavorare insieme e Borromini, in particolare, ne patì molto, soprattutto quando, dopo la morte di Innocenzo X, fu costretto ad abbandonare il cantiere, rimosso quando il papa volle affidare al primo la realizzazione della fontana e il completamento di alcune parti della chiesa. L’avvicendamento costituì per l’artista un tale fallimento da essere considerato tra le cause della depressione che nel 1667 lo portò al suicidio. “La storia racconta questo contrasto – dice Portoghesi – ma quello che oggi si vede è la suprema armonia della contraddizione”. Uscendo, anche il ministro Rutelli ritorna sul contrasto tra i due architetti, che ha portato però ad un risultato così importante: “Bernini e Borromini sono stati costretti a lavorare insieme, chissà che non possa valere questa filosofia anche per la politica di oggi. Quando si lavora insieme, come è successo qui, il frutto si vede”.

Anche l’assessore capitolino alla Cultura, Silvio Di Francia, si pronuncia in maniera più che positiva e aggiunge: “Il Comune è entrato nei lavori di restauro grazie all’intervento di Acea che ha progettato il nuovo impianto di illuminazione che riporta alla luce parti nascoste della chiesa, valorizzandone altre. Siamo orgogliosi del lavoro di Acea che ci sarà utile anche per altri monumenti della città”.

Gli interventi di restauro della chiesa, dove si sovrappongono elementi architettonici del XVII, XVIII e XIX secolo, hanno attinto a diversi fondi di finanziamento, sia quelli ordinari del Ministero dei Beni Culturali, sia quelli speciali derivanti dal Gioco del Lotto, per un impegno totale di circa sei milioni di euro. I lavori, diretti dall’architetto Gabriella Marchetti e da Laura Gigli hanno riguardato il consolidamento strutturale, il recupero di apparati decorativi e la pulitura di elementi lapidei. Attualmente è in corso il restauro delle cripte ad opera dell’Istituto centrale del restauro.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento