

La presenza a Roma di vie intitolate a Lenin e Togliatti dimostra come non sia necessario avere un consenso unanime nella comunità cittadina per definire la toponomastica della Capitale
“Appare quanto meno curiosa l’adesione di Giorgio Bocca al portale (www.viaalmirantenograzie.it) che vuole promuovere la contrarietà all’intitolazione di una via a Giorgio Almirante, leader storico del MSI, accusato di aver rivolto frasi ingiuriose nei confronti del popolo ebraico. Anzi, la consideriamo una presa di posizione decisamente proficua perché dimostra come le persone possono cambiare idea e lasciare segni importanti nella storia della nostra repubblica”, è quanto dichiarano in una nota Augusto Santori, consigliere del Municipio XV del Popolo della Libertà.
Giorgio Bocca, fervente giornalista aderente al Fascismo, scriveva infatti fino al 1943 frasi di questo genere:
A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? E’ certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo. Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù (articolo di di Giorgio Bocca, «La Provincia granda – Sentinella d’Italia», 14 agosto 1942, I Protocolli dei Savi di Sion).
In relazione alle parole di Alemanno su un preventivo consenso della Comunità Ebraica sull’intitolazione della via, Augusto Santori ha aggiunto “crediamo che la Comunità ebraica non sia stata coinvolta nell’intitolazione di una via a Lenin, oggi presente al quartiere Portuense, in Municipio XV. Proprio la presenza a Roma di vie intitolate a Lenin e Togliatti dimostrino come non obbligatoriamente sia necessario avere un consenso unanime nella comunità cittadina per provvedere a definire la toponomastica della Capitale. Altrimenti crediamo che la forte sensibilità anticomunista di questa città non avrebbe mai potuto accettare atti di questo genere”.
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