

Suona la prima campanella dell'anno scolastico 2026-2027 per oltre 300mila alunni solo a Roma. I nidi comunali tornano al tempo pieno e la rete dei trasporti schiera 53 linee dedicate
La solita corsa contro il tempo all’alba, le sveglie a catena, lo stress da traffico e gli zaini stracolmi di manuali acquistati a peso d’oro.
Per circa 670mila studenti del Lazio — oltre 300mila dei quali concentrati nei plessi della sola Capitale — la mattina di martedì 15 settembre ha segnato il formale avvio dell’anno scolastico 2026-2027.
Un ingranaggio organizzativo imponente che rimette in moto famiglie, insegnanti e l’intera filiera dei servizi pubblici, ma che si scontra immediatamente con nodi strutturali mai risolti: il caldo torrido nelle classi, l’inadeguatezza degli edifici e il peso dei rincari del corredo didattico.
Per supportare la ripartenza, la macchina amministrativa capitolina ha attivato la rete dei servizi integrati:
Nidi e infanzia: Dopo la riapertura di inizio mese, da oggi i nidi comunali ripristinano il servizio a tempo pieno. Per le scuole dell’infanzia capitoline è previsto invece un avvio graduale con orari ridotti dedicati all’accoglienza nella prima settimana.

Trasporto scolastico dedicato: Sul fronte della mobilità sono operative dal 10 settembre 53 linee bus dedicate che garantiscono quasi 250 corse giornaliere verso più di 80 complessi scolastici. Tra le novità figurano gli innesti delle linee 788 e 778 per rinforzare i collegamenti nelle ore di punta.
Accanto ai problemi di budget familiare legati alle bollette ed all’acquisto dei volumi, il primo giorno di scuola è stato segnato dalla mobilitazione sindacale:
La protesta del sindacato studentesco: La Rete degli Studenti Medi del Lazio ha promosso blitz e sit-in davanti ai cancelli di diversi licei ed istituti romani e regionali.
Lo slogan sui ventagli: Gli studenti si sono presentati davanti alle aule sventolando ventagli recanti lo slogan “Si muore di caldo. Il nostro tempo è ora”, denunciando l’assenza di condizionatori, l’inadeguatezza termica degli immobili scolastici e l’assenza di investimenti sulle strutture.
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