

Nelle sale il terzo film di Moccia
Alex è un affascinante creativo di 37 anni, fidanzato da anni e prossimo al matrimonio. Fino a che la sua ragazza non decide di abbandonarlo. In un attimo la sua vita che, sembrava essere pianificata al dettaglio come nel dettaglio si studiano i particolari di una campagna pubblicitaria, crollerà con tutte le certezze. Dopo una fase di depressione “post abbandono” ecco l’incontro rocambolesco con Niki, una giovane liceale di 17 anni anni, che deve dare, ancora, la maturità e che vive a casa con i genitori.
Proprio mentre entrambi decidono di mettersi in gioco, nonostante la differenza d’età, riappare la “perfida ex”. Alex, inizialmente combattuto, decide di lasciare Niki e dare un’altra opportunità a quel rapporto che, un tempo, credeva solido e maturo. Le cose sembrano tornare come erano all’inizio. Ma solo apparentemente. Perché l’incontro con Niki ha cambiato qualcosa. Ed Alex lo sa. Nulla può essere più come una volta.
Nel film, anche, qualche spunto di riflessione sull’amicizia, sulla fedeltà e sull’antico dilemma “va svelato o no un tradimento”.
E’, comunque, sempre l’amore il protagonista del film di Moccia, suggellato da alcune delle frasi più romantiche della letteratura: da Neruda a de Musset, da Shakespeare a de Balzac e a Walt Whitman. Mediocre la sceneggiatura e la regia compensata dal fascino intramontabile di Raoul Bova, l’uomo che piace a tutte le donne, sia alle mamme che alle figlie, perfetto per il target a cui Moccia voleva aspirare con il terzo film. Identici, invece, gli scenari borghesi fatti di vizi ed eccessi. Un ingrediente in più rispetto ai precedenti: l’ironia, comunque un valore aggiunto, anche per l’esercito dei “mocciani”.
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