Categorie: Teatro
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Si è conclusa la stagione 2006 al Silvano Toti Globe Theatre

Con “Pene d’amor perdute” anche quest’anno cala il sipario a Villa Borghese

Un’originale rappresentazione di “Pene d’amor perdute” ha chiuso, domenica 24 settembre, la stagione teatrale 2006 al Globe Theatre di Villa Borghese. L’ultima commedia, anche questa in omaggio a William Shakespeare, da lui scritta alla fine del cinquecento, è stata insolitamente ambientata, dal regista Francesco Manetti, negli Stati Uniti degli anni cinquanta. Manetti, con musiche, costumi e balli dell’epoca ha voluto rivisitare quel decennio inquieto e pieno di speranze, con il secondo conflitto mondiale alle spalle, ma con la guerra del Vietnam (1965) dietro l’angolo. Rispettata anche la moda di quel periodo con splendidi abiti femminili per le protagoniste, e con cravatta, per i protagonisti maschili, sopra sgargianti camicie rosse. Quest’ultime, probabilmente, nelle intenzioni del regista, dovevano ricordarci la clamorosa campagna anticomunista di quegli anni (1950-53): la caccia alle streghe di sinistra varata dal senatore repubblicano McCarthy e passata alla storia col nome di maccartismo.


Descritto anche un vizio del tempo, un vizio che era anch’esso una moda: il fumo. Si sono visti, sulla scena, sigari e sigarette. Più di una bionda è andata in fumo. Anche qui si può fare un accostamento, e questa volta con una famosa attrice degli anni d’oro di Hollywood, Marilyn Monroe, protagonista del film di Howard Hawks del 1953: “Agli uomini piacciono le bionde”.


La trama. Ferdinando, re di Navarra, e due suoi nobili amici, fanno un giuramento: dedicarsi per tre anni agli studi senza concedersi nessuna distrazione, nemmeno per il gentil sesso. Niente donne, quindi. I buoni propositi, però, vengono disattesi dall’arrivo, alla corte di re Ferdinando, della figlia del re di Francia, insieme alle proprie dame di compagnia, inviata dal vecchio padre per discutere di alcune cessioni territoriali. L’innamoramento da parte dei nobili spagnoli per le francesi è immediato. Seguono tutta una serie di schermaglie amorose, tra fraintendimenti ed esilaranti scambi di lettere passionali. L’arrivo della notizia della morte del vecchio re di Francia, costringe le dame ad abbandonare la Spagna. Prima, però, compresa la sincera natura del sentimento di Ferdinando e dei suoi nobili amici, promettono di acconsentire alle loro richieste, ma solo dopo un anno, se il proponimento sarà rimasto immutato. Con questo lieto fine rimandato, Shakespeare lasciava aperta la storia perché prevedeva un seguito dal titolo “Pene d’amor ritrovate”. Anche in questa sua opera il drammaturgo inglese contrappone, ai nobili di corte, una serie di personaggi “bassi” tra cui Bruscolino, Melacotta e Giachenetta, servi scaltri o pasticcioni; Oloferne, un prete pedante; e Don Armando, un capitano innamorato e plurimedagliato (anche qui è chiaro il riferimento alla guerra).


L’originalità del regista Francesco Manetti non si è limitata al cambio temporale della vicenda, ma anche alla maggior cura prestata alla recitazione dei suoi personaggi. L’aspetto tecnico ha ridimensionato quello ludico, gioioso, con il risultato che, così fatta, questa rappresentazione è indicata per un pubblico selezionato, più raffinato e maturo.


Cala il sipario sul teatro Elisabettiano di Villa Borghese e il direttore artistico, Gigi Proietti, sarà sicuramente soddisfatto: è stata una stagione di successo; il pubblico ha risposto con entusiasmo e partecipazione. L’appuntamento per tutti è per l’inizio della prossima estate.

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