‘Siamo medici ed infermieri, non spie’. Manifestazione a Montecitorio

Il 2 febbraio dalle ore 17e30 alle 20 davanti al Parlamento perché si respinga l’approvazione dell’emendamento 39.306

I medici ed infermieri il 2 febbraio davanti al Parlamento. Foto di Federico Ridolfi

Medici Senza Frontiere (MSF), la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), l’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) e la Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO) invitano tutti i cittadini a partecipare alla fiaccolata di protesta che si svolgerà davanti a Montecitorio il 2 febbraio dalle ore 17 e 30 alle 20 per tutelare quello che è un principio sancito dall’art 32 della Costituzione Italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

“Aiutateci a tutelare la salute di tutti compresi gli immigrati irregolari. Siamo medici ed infermieri, non spie” questo l’appello lanciato da MSF, SIMM, ASGI, OISG e FNCO ai senatori affinché respingano in maniera decisa l’approvazione dell’emendamento 39.306 prevista per martedì 3 febbraio.

L’approvazione del suddetto emendamento sopprimerebbe infatti il principio di “non segnalazione” alle autorità per il migrante irregolare che si rivolge ad una struttura sanitaria. Un provvedimento dannoso, un passo indietro non solo per quanto riguarda l’applicazione dei più elementari diritti umani dei migranti ma anche per la salute collettiva dell’intera comunità.
Esposti al rischio di segnalazione, gli immigrati irregolari che, a causa delle difficili condizioni di vita, sono la fascia di popolazione più esposta ad ogni tipo di malattie, non potrebbero più recarsi presso le strutture sanitarie pubbliche restando esclusi da qualsiasi possibilità di cura.
Una tale situazione, oltre ad aggravare le condizioni di salute di questa fascia della popolazione comunque presente nel nostro paese, porterebbe di certo alla nascita e diffusione di percorsi sanitari paralleli, illegali e rischiosi, al di fuori di sistemi di controllo e verifica della sanità pubblica e avrebbe ripercussioni sulla salute dell’intera comunità con il rischio di trasmissione di focolai di malattie che non potrebbero più essere tenute a bada dal provvidenziale intervento della sanità pubblica.
Ciò comporterà anche un aumento dei costi per lo stato, perché verrà notevolmente ampliato il numero del ricorso alle prestazioni di pronto soccorso, le uniche che resteranno garantite.
La situazione che verrebbe a delinearsi sarebbe dunque la seguente: il malato privo di permesso di soggiorno non potrà curarsi all’insorgere della malattia, resterà abbandonato a sé stesso finché i sintomi non diventeranno talmente gravi da richiederne un ospedalizzazione forzata od il ricorso d’urgenza al pronto soccorso.

Con l’abolizione di questo emendamento affermano le associazioni promotrici della protesta "si moltiplicherà, nello stesso tempo, il dolore e la sofferenza di queste persone ed il costo degli interventi che saranno necessari per curarli senza contare poi che verrebbe vanificata l’impostazione di prevenzione che negli ultimi tredici anni di applicazione ha generato enormi successi riducendo i tassi di Aids, stabilizzando i casi di tubercolosi e agevolando tante donne durante le loro gravidanze".

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