

Una lettrice racconta la sua esperienza in un nido comunale del V Municipio. Disorganizzazione e strutture fatiscenti
"Sul sito del Comune di Roma si legge: “Il nido è un servizio educativo e sociale che, il Comune di Roma rivolge ai bambini, alle bambine e alle loro famiglie. Questo servizio accoglie i bambini fino a tre anni ed ha lo scopo di aiutare ogni bambina e ogni bambino a crescere in stato di salute e benessere, a seguire percorsi equilibrati di socializzazione, a superare ogni forma di difficoltà e ad acquisire le abilità, le conoscenze, le dotazioni affettive e relazionali utili per costruirsi un’esperienza di vita ricca, originale e armonica”.
Belle parole, peccato che nella pratica non sia proprio così.
Innanzitutto non tutti i bambini e le bambine hanno la possibilità di accedere al nido comunale, infatti una buona parte resta esclusa, sia a causa del numero dei posti limitati e delle poche strutture esistenti nei diversi municipi. Chi può si affida ai nonni, i più sfortunati devono ripiegare sui nidi privati con una spesa mensile che si aggira intorno alle 350/400€!
Con l’attuale disastrosa situazione economica che attanaglia il paese, nessuno si può permettere di non lavorare per poter sopravvivere decentemente e sopportare i continui aumenti che ci affliggono costantemente. Quindi chi decide di mettere su famiglia deve fare i conti con le strutture che il Comune offre, se si è fortunati.
Siamo un paese con crescita zero, con un figlio a famiglia. Dovremmo cominciare a chiederci il motivo.
Lo Stato non è di grande aiuto. Le donne, in particolare, non hanno la possibilità di avere una maggiore flessibilità di orario, anzi. Se si vuole restare con il proprio figlio oltre i 5 mesi, riconosciuti dalla maternità obbligatoria, si deve rinunciare allo stipendio!
Eppure i bambini sono il futuro. Bisognerebbe investire su di loro, sulle scuole, sugli educatori ma tutto ciò non succede, anzi.
Sono previste agevolazioni per le famiglie con più figli iscritti all’asilo nido, approvata con la Deliberazione Commissariale n. 55 del 21.03.2008, peccato che i figli non si facciano più!
Ogni nido, inoltre, dispone di personale educativo di ruolo, e supplente. Alle educatrici assegnate alle strutture viene stabilito un numero massimo di bambini a persona pari a 6; superato questo tetto vengono contattate le supplenti la mattina stessa della necessità, in base al numero dei bambini presenti. Questo avviene di regola tutte le mattine. Ciò vuol dire che molte educatrici che lavorano con i bambini sono precarie e che, ogni mattina, sono costrette ad attendere la telefonata per poter lavorare e sperare che i bambini non si ammalino.
Nel mese di luglio poi la situazione peggiora. Dato che i bambini sono di numero inferiore li accorpano in 2 o più nidi e vengono seguiti esclusivamente da personale “precario”.
Il primo luglio, ho portato la mia bambina, di quasi due anni ad un altro nido dove sono riunite due strutture del V Municipio (mi sento tra i fortunati che hanno potuto usufruire del servizio comunale), e non ho potuto fare a meno di notare la disorganizzazione che regnava sovrana.
Ad un’educatrice corrispondevano 10 bambini, 5 dei quali in lacrime (ovviamente i più sensibili non amano i cambiamenti, hanno bisogno di tempo). Per non parlare, poi, della struttura esterna: fatiscente. Erba non tagliata, giostre e altalene “d’epoca” con tanto di ruggine e scotch per tenere insieme le giunture. Ma non finisce qui.
Al cortile esterno si accede transitando per la porta di ingresso alle classi, passando per l’accesso principale con tanto di cancello aperto. E tra una zona e l’altra del giardino (che di giardino ha ben poco) è stata sistemata una rete alta 80 cm, che i bambini più dinamici possono scavalcare ad oggi chiusi.
E’ già pesante dover lasciare i nostri piccoli, ma lasciarli in una situazione da dopo guerra è veramente inaccettabile.
Signor Sindaco non sarebbe il caso di rendere la scuola un posto migliore?"
Gemma Smeragliuolo
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.