

Fp Cgil e Uil Fpl contro Roma Capitale sulla gestione dei servizi 0-6 anni
Mancanza di un piano strategico per la governance dei servizi 0-6 anni, carenza di personale e assenza di un dialogo costante con le parti interessate.
Questi sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto i sindacati Fp Cgil e Uil Fpl a dichiarare lo stato di agitazione del personale dei servizi educativi e scolastici di Roma Capitale.
Una presa di posizione che rappresenta una bocciatura senza appello per il Campidoglio, la cui gestione di nidi e scuole dell’infanzia viene definita “disastrosa” dai rappresentanti sindacali.
L’ultimo incontro, tenutosi lunedì 22 luglio con il dipartimento organizzazione e risorse umane, non ha portato alcun progresso sostanziale. Anzi, i sindacati denunciano una “rottura totale”, temendo il caos a settembre.
Secondo Fp Cgil e Uil Fpl, la riunione sul tema della riapertura dei servizi educativi e scolastici per l’anno 2024/25 è stata “inconcludente”.
Le ragioni sono molteplici: dal mancato finanziamento per il lavoro flessibile, alla “distorsione dei fondi per la parità scolastica”.
I sindacati ritengono inaccettabile l’utilizzo di 10 milioni di euro, destinati alla parità scolastica dalla Regione Lazio, per coprire il deficit del lavoro flessibile, sottraendo risorse a un servizio essenziale.
Per il 2025, regna l’incertezza: “Nessuna garanzia sulla copertura economica per il prossimo anno”. Le proposte del Comune sono state giudicate “irricevibili”, come l’idea di “incrementare il lavoro flessibile in sole 52 strutture con un misero 0,50% di personale in più”.
Mirko Anconitani, segretario responsabile Uil Fpl Roma Capitale, non usa mezzi termini: “Il futuro del settore educativo e scolastico a Roma è a forte rischio.
La mancanza di risorse, decisioni inaccettabili e proposte irricevibili delineano un quadro allarmante. Mai come quest’anno ci troviamo davanti a una situazione desolante.
Dopo il silenzio assordante dell’amministrazione rispetto alle nostre ragionevoli richieste, cercheremo le nostre risposte con la mobilitazione del settore e il coinvolgimento dell’utenza che merita una scuola migliore per i loro figli”.
I sindacati proseguiranno l’azione con tutte le iniziative necessarie, comprese quelle legali. Lo stato di agitazione era stato preannunciato già a giugno, quando i sindacati denunciarono il silenzio sulle loro richieste, che includevano un nuovo regolamento per le scuole dell’infanzia e i nidi, un piano straordinario per stabilizzare il precariato storico, l’esaurimento delle graduatorie vigenti, l’eliminazione dei contratti part-time al 50% a favore dei contratti giornalieri a sei ore, l’ampliamento della dotazione organica e un nuovo regolamento per le supplenze.
Le motivazioni alla base dello stato di agitazione sono numerose e rischiano di avere conseguenze importanti a settembre. Dalla “mancata allocazione delle risorse nel bilancio di Roma Capitale per il lavoro flessibile, nonostante la deroga del Governo”, alla conseguente “assenza di copertura dei servizi, che non garantisce gli standard normativi sui rapporti educatore/bambini, insegnante/bambini e l’integrazione dei bambini diversamente abili”.
Un’altra questione riguarda i coordinatori pedagogici, figure introdotte da gennaio per la gestione di asili nido e materne. Il passaggio dai funzionari educativi ai coordinatori pedagogici è stato, secondo i sindacati, privo di un piano progettuale adeguato, con una carenza di oltre 160 unità. Inoltre, il lavoro dei coordinatori è reso difficile da un eccessivo carico amministrativo e dalla mancanza di risorse stabili.
I sindacati lamentano anche “l’assenza di un dialogo costante e leale”, essenziale per pianificare una gestione efficace dei servizi 0-6 anni. La mancanza di una revisione degli organici e di un piano assunzionale attendibile mina la stabilità lavorativa e la qualità del servizio.
Anche il Coordinamento Precari Inside esprime insoddisfazione, giudicando “drammatico” il periodo attuale per il settore 0-6 anni di Roma Capitale.
Il coordinamento accusa il Campidoglio di aver disertato tre tavoli sindacali e di aver respinto numerose richieste, come la revisione del regolamento per le supplenze e l’assegnazione dei contratti.
Da qui, un nuovo appello: “Chiediamo qualità nei servizi, un rapporto 1 a 7, un piano assunzionale che copra il turnover e benefici dei fondi governativi in vista del Giubileo e dell’apertura di nuove strutture educative. Siamo aperti al confronto e pronti a scendere in piazza se necessario”.
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