Stop ai rimborsi d’oro per i consiglieri comunali, provinciali e municipali

La protesta arriva anche su Facebook
di Giuseppe Barbone - 18 Novembre 2009

Il tentativo di fermare e rivedere la normativa per i rimborsi ai consiglieri municipali, comunali e provinciali approda sul web e nello specifico sul portale che oramai la fa da “Assopigliatutto” Facebook nel gruppo Stop ai rimborsi ideato e sostenuto da consiglieri di diversi schieramenti: Federico Siracusa (Consigliere Municipio XII – Italia dei Valori), Vittorio Giunta (Consigliere Municipio III – Italia dei Valori), Giovanni Provenzano (Consigliere Municipio III – Popolo delle Libertà), Luca Sappino (Consigliere Municipio II – Sinistra Arcobaleno), Massimo Inches (Consigliere Municipio II – Popolo delle Libertà).

Il problema era già stato posto a febbraio dal nostro giornale per il II Municipio che era entrato nell’occhio del ciclone per le migliaia di euro sprecati col sistema dei gettoni di presenza. Anche Libero il 15 ottobre nella cronaca romana si occupava del problema.

Adesso la protesta si sta allargando sospinta da questi consiglieri romani decisi a cambiare il sistema vigente. E’ Federico Siracusa dell’Italia dei valori che ci spiega “I rimborsi per le assenze dei consiglieri municipali e comunali, dipendenti pubblici che privati, sono una pratica perfettamente legale, disciplinata dal Testo unico 18/8/2000 n 267 Decreto legislativo e dal Decreto ministeriale 12/2/09 e regolamenti attuativi. Però il meccanismo consente al dipendente eletto in un ente locale di assentarsi pressoché sempre dal posto di lavoro, continuando a percepire il suo stipendio per intero, pagato dall’amministrazione sulla base della documentazione prodotta dal suo datore di lavoro”.
Insomma il consigliere ogni qual volta presenzia al consiglio e/o in commissione, riceve un gettone di presenza pagato dall’amministrazione (cioè dalla collettività) e poi continua a ricevere lo stipendio per l’assenza (permesso retribuito) dal suo lavoro originario, stipendio che viene anticipato dal datore di lavoro ma rimborsato dall’amministrazione (che è la stessa che ha già pagato il gettone). Quindi i contribuenti pagano due volte!
Non solo, spesso le riunioni consiliari vengono spezzettate per “aumentare” proprio il numero dei gettoni di presenza (a cui corrispondono anche altrettanti soldi dal datore di lavoro…) a volte giocando sul numero legale, in maniera che la riunione vale come se fosse stata fatta, soltanto che deve ripetersi in quanto non era presente il numero minimo di consiglieri. Tanto anche se dura pochi minuti il consiglio vale come giornata intera (a differenza delle riunioni in commissioni dove "regalano solo due ore in più"). Addirittura in alcuni casi si vocifera che qualche neoeletto sia stato assunto subito dopo le elezioni! Alla faccia di chi credeva che “scendendo in politica” si poteva perdere il posto di lavoro.

A lamentarsi sono soprattutto i liberi professionisti perché ovviamente il ritardo dei lavori (con i vari rinvii per accumulare gettoni e rimborsi) causa loro perdita di guadagni (non avendo una busta paga regolare e quindi non potendo ricevere nessun rimborso ogni minuto dedicato è un minuto in meno da dedicare alla loro attività).

Ovviamente a noi italiani ciò comporta un esborso enorme di soldi (dov’è Brunetta?). Insomma siamo al solito problema, l’etica non sembra essere una caratteristica comune agli Italiani e soprattutto ai politici. Ma quali potrebbero essere le soluzioni?

Ce le spiega Federico Siracusa: “Innanzitutto è un problema di trasparenza, perché noi non sappiamo quanto paghiamo i nostri consiglieri. Infatti il problema dei permessi retribuiti riconosciuto poi dall’amministrazione varia a seconda dello stipendio del Consigliere (se percepisce uno stipendio di 1500 euro al mese riceverà un compenso differente da chi ne riceve 20.000 al mese ndr) il che comporta anche una disparità di trattamento.
Quindi bisogna trovare soluzione uniforme, inserendo per esempio dei tetti ai rimborsi spese. O forse aumentando il valore del gettone presenza giornaliero (che è intorno ai 50 euro netti) e annullando il rimborso del tutto (con la previsione sempre della copertura INPS e INAIL).
Certo una soluzione va trovata perché questa deformazione riguarda tutti i consiglieri (municipali, provinciali e comunali) su tutto il territorio italiano”.

Eh si, pensate quante risorse sprecate, nonostante ogni giorno si parli di riduzione della spesa pubblica… Chiediamoci intanto come mai nessuna testata di rilevanza nazionale si sia interessata a tale problematica.


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