

Stampete: "dal Campidoglio goffaggine tributaria”
L’introduzione della tassa di soggiorno negli stabilimenti balneari, annunciata dal Sindaco Alemanno il 18 aprile scorso provoca le prime complicazioni burocratiche e la conseguente polemica dell’opposizione.
“Il pasticcio sulla tassa di soggiorno per gli stabilimenti balneari del comune di Roma – dichiara il consigliere del PD Antonio Stampete vice-presidente della commissione Turismo del Comune di Roma – si complica e copre di ridicolo il Campidoglio. I balneari, per legge, non possono chiedere i documenti, possono farlo solo i vigili urbani.
Per ovviare agli inverosimili e inevitabili disguidi amministrativi relativi alla richiesta del documento d’identità alla fine negli stabilimenti balneari si è deciso di soprassedere o di adottare un ridicolo ‘fai-da-te’ al di fuori delle norme. Accertare la residenza dei clienti per applicare la tassa di soggiorno a coloro che risultano residenti fuori dal comune di Roma, oltre che fuori luogo, amministrativamente dispendioso e poco remunerativo è anche disincentivante per chi ,proveniente da altre località, volesse prendere il sole sulle spiagge romane. Si pone problema un problema cui il vice-sindaco Cutrufo non da risposta: come verranno rimpiazzati in bilancio i fondi derivanti dall’applicazione di questo assurdo balzello? Non è sufficiente parlare di anno di sperimentazione, meglio sarebbe rinunciare ad una tassa che dovrebbe portare solo 70000 euro nelle casse comunali e tanti problemi agli operatori.
In Campidoglio – conclude Stampete – inaugurata stagione della ‘goffaggine tributaria’ con tanto rumore per nulla era meglio evitare un assurdo e improponibile balzello che ricorda il film di Troisi: “ Non ci resta che piangere”. Nel film il piantone alla frontiera chiedeva uno o più ‘fiorini’ a seconda della provenienza dell’interlocutore".
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