Teatro Gerini in via Tiburtina, l’occupazione continua

E' avvenuta ai primi di novembre. Continua l’apparente disinteresse da parte del Municipio e del Comune al problema
di Federico Carabetta - 9 Dicembre 2013

L’occupazione del teatro Gerini in via Tiburtina ad opera di un gruppo di cittadini, avvenuta ai primi di novembre, continua. In questo frattempo si distinguono da una parte il Municipio e il Comune per l’apparente disinteresse al problema e per il silenzio con cui da sempre lo condanna, mentre dall’altra un gruppetto di cittadini del quartiere vuole salvare un bene della comunità spudoratamente abbandonato dopo essere stato acquisito – e non gratuitamente evidenziamo – al patrimonio del Comune stesso.

In questo contesto, per dissipare questo colpevole silenzio incalzando le istituzioni e cercare di coinvolgere la cittadinanza, ci siamo nuovamente impegnati a far luce in una vicenda che ha dell’incredibile.

Perciò, recatici al Gerini per renderci conto degli ultimi sviluppi della contesa, abbiamo trasecolato: a quanto sembrerebbe, il Comune non aspettava altro che il disfacimento definitivo di quel manufatto scampato fortunosamente alle ruspe, benché opera insigne, storica e irripetibile del territorio. Quando ci siamo aggirati per la grande struttura, ora possibilmente ordinata e ripulita dal gruppetto di giovani che ci accompagnav, questa ci è apparsa ancora miracolosamente integra; qui il tempo e il vandalismo non hanno recato oltraggi, il solo soffitto è macchiato ma non gravemente e irrimediabilmente da infiltrazioni di pioggia e alcuni pannelli della controsoffittatura pendono staccati; il tetto, contrariamente a quanto viene fatto credere, non sarebbe veramente pericolante. “Sciocchezze – ci hanno detto e ribadito gli occupanti – le infiltrazioni d’acqua piovana sono state causate più dal disinteresse che dalle precipitazioni. Bastava assicurarsi della pervietà dei pluviali! A noi sembra che non ci sia la volontà di valorizzare e tramandare questo piccolo gioiello della città ma piuttosto che il Comune dopo averlo acquistato – e scambiato con beni della comunità – lo voglia abbandonare e lasciarlo crollare. Perché bastava – come noi abbiamo fatto – far liberamente defluire la pioggia evitando che il tetto diventasse una piscina. In quanto a reimpermeabilizzarlo, abbiamo provveduto noi regolarmente con fogli di catrame. Le voci sul dissesto delle fondamenta sono false, l’architetto appositamente chiamato ha fatto piuttosto osservare la grande generosa dovizia di materiali e di tecnica con cui queste all’epoca sono state costruite”.

A noi che da decenni ci interessiamo alle vicende di questa parte considerevole del territorio, che abbiamo condiviso con il territorio tante speranze, creduli delle promesse di chi andava solo a caccia di voti e faceva vagheggiare di un teatro stabile e spazi museali per i numerosi ritrovamenti archeologici sparsi ovunque, non rimane che rivolgere al presidente del IV municipio Sciascia l’istanza degli occupanti della struttura. Noi diamo maggior forza a questa istanza chiedendo al presidente che rompa il silenzio e, di più, si metta dalla parte dei cittadini. Affinché, mentre la passata presidenza Caradonna sarà ricordata per aver lasciato distruggere un edificio storico della Tiburtina, la presidenza Sciascia fosse al contrario ricordata per aver salvato quello che ancora si è in grado di salvare di quella grandiosa opera del Gerini.


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