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Telecom: servizi non richiesti, rivedere i contratti con i Contact Center

Lo chiede in una conferenza stampa del 10 settembre il Movimento Difesa del Cittadino

“Ogni mese gli utenti Telecom pagano milioni di euro per servizi non richiesti: non è più accettabile andare avanti con questo marketing aggressivo che viola precise norme sui contratti a distanza – ha dichiarato Antonio Longo, presidente di Movimento Difesa del Cittadino nel corso di una conferenza stampa che si è svolta il 10 settembre a Roma e che ha visto la partecipazione di 7 associazioni dei consumatori – Abbiamo provato in tutti i modi in questi mesi a far comprendere ai dirigenti Telecom l’assoluta necessità di affrontare questa grave situazione. Tanto più che a maggio scorso c’era stato un preciso e formale impegno dell’amministratore Delegato Dott. Ruggero di far cessare queste pratiche illecite.”

Secondo il Movimento Difesa del Cittadino il vero nodo da sciogliere è il contratto tra Telecom e i Contact Center che gestiscono le offerte commerciali. Essendo centrati su un compenso a cottimo sia per l’azienda nel suo complesso che per i singoli lavoratori (precari) l’obiettivo principale diventa quello di far risultare a tutti i costi migliaia di presunte "accettazioni" da parte degli utenti contattati. Quel che è peggio è che spesso non c’è neppure questo contatto e ignari utenti si vedono addebitati in bolletta servizi come segreteria telefonica, Teleconomy 24, Adsl Alice, oppure si vedono recapitare prodotti come Aladino o il videotelefono. Il Movimento Difesa del Cittadino, Cittadinanzattiva e Movimento Consumatori hanno annunciato che porteranno davanti al Giudice di Pace tutti i casi di servizi non richiesti che i consumatori segnaleranno, chiedendo non solo il rimborso di quanto indebitamente pagato ma anche un adeguato risarcimento danni.

Successo MDC: Telecom risarcisce le spese di videotelefoni non richiesti

Su questo fronte, l’associazione ha già ottenuto importanti risultati. Ad un utente di Roma erano stati infatti consegnati da Telecom due videotelefoni dal costo totale di € 299,00, che le sarebbero stati addebitati in 24 rate mensili direttamente in bolletta. Nulla di strano se non fosse che la signora, intestataria dell’utenza, non aveva mai firmato e ordinato gli apparecchi, mentre il promotore aveva stipulato, con il marito anziano, un contratto-tipo fuori dai locali commerciali, che risultava essere privo di informativa riguardante il consumatore. Dopo la diffida a Telecom a restituite quanto già addebitato in fattura, in sede di conciliazione, Telecom Italia ha ammesso la sua responsabilità ed ha rimborsato con una nota di credito il costo dei videotelefoni.

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