Serata eccezionale sabato scorso, 14 giugno, all’Auditorium Parco della Musica di viale Pietro De Coubertin. Per
TelecoMusica,
il giro del mondo in concerto, Sala Santa Cecilia gremita, in occasione del New York Concert (americanità in musica), per seguire l’esibizione di un pianista d’eccezione, Stefano Bollani, e il giovane direttore d’orchestra Andrew Grams.
Milanese, Bollani ha iniziato a studiare pianoforte all’età di sei anni e a soli quindici anni è diventato un protagonista della scena musicale italiana.
Nonostante l’impostazione classica, collabora con artisti pop, come Raf e Jovanotti, e trova nel jazz la sua giusta dimensione musicale. Il jazz è il suo vero amore, un amore che gli regala il grande successo (il 14 dicembre ha ricevuto a Vienna il titolo di musicista dell’anno 2007 con l’Hans Koller European Jazz Prize) e lo porta ad affiancare musicisti come Richard Galliano, Gato Barbieri, Enrico Rava, Paolo Fresu, Pat Metheny e Lee Konitz.
La passione per il jazz non ha però precluso il suo talento alla musica classica. Bollani si esibisce come solista con l’Orchestra Regionale Toscana, la Filarmonica del Regio di Torino e la Verdi di Milano, sotto la direzione di Jan Latham-Koenig, Christopher Franklyn e James Conlon.
Anche Andrew Grams, statunitense del Maryland, è stato un bambino prodigio. A 17 anni ha debuttato alla guida della World Youth Symphony Orchestra. Dal 2004 al 2007 è stato Direttore assistente della Cleveland Orchestra e del direttore austriaco Franz Welser-Möst.
Il programma della serata ha compreso musiche di Leonard Bernstein, George Gershwin e Antonin Dvořák.
Il concerto è stato aperto da Andrew Grams che ha diretto l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia sulle note di
Fancy Free, un balletto di un atto e otto scene, eseguito per la prima volta il 18 aprile 1944 al Metropolitan di New York e diretto dallo stesso Bernstein.
La scatenata allegria di
Fancy Free, aperta con la canzone popolare
Big Stuff, resa famosa per l’interpretazione della cantante Billie Holiday, ha preso anche il pubblico presente. Calorosi gli applausi alla fine dei ventisette minuti ricchi di elementi folcloristici, jazz compreso.
Dopo Bernstein è stata la volta della famosa
Rhapsody in Blue, per pianoforte e orchestra, di George Gershwin. E ad eseguirla Stefano Bollani e il “suo pianoforte”, portato direttamente in sala da due commessi dell’Auditorium.
Capelli lunghi, legati dietro a coda di cavallo. Giacca e pantaloni neri, ma con una sgargiante camicia rossa. Così si è presentato l’originale pianista milanese. Per descrivere la sua performance è d’obbligo il tempo presente: “Le dita delle mani scorrono veloci sui cinquantadue tasti bianchi e i trentasei neri. Il corpo cavalca l’onda sonora e il ritmo inconfondibile delle arie di George Gershwin. Il pubblico dimostra tutto il suo gradimento. A Bollani non resta che concedere un fuori programma: tre pezzi brasiliani inseriti nella sua ultima fatica,
Bollani Carioca! Ed è in questo frangente che il pianista incanta i presenti riempiendo i loro occhi con giri virtuosi, tanto accattivanti da costringere i professori seduti dietro il pianoforte, a piegarsi in avanti su un lato per poter vedere l’azione di tali magie”.
Non c’è che dire. Bollani, oltre ad essere un talentuoso pianista, ha carisma e sa tenere con disinvoltura il palcoscenico.
La serata si conclude con la
Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 “Del nuovo mondo”, del compositore cecoslovacco Antonin Dvořák, diretta sempre da Andrew Grams.
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