To Be Beckett (Essere Beckett) al Teatro La Comunità

Dopo il successo dello scorso anno torna in scena l’atto unico di Claretta Carotenuto ispirato alla vita di Samuel Beckett
di Riccardo Faiella - 17 Novembre 2007

Il 2006 è stato il centenario della nascita di Samuel Beckett (1906-1989), lo scrittore e drammaturgo irlandese che ha descritto la solitudine nichilista dell’individuo, vissuto tra Dublino e Parigi. In tutto il mondo ci sono state molte iniziative. Anche l’Italia, grazie a Claretta Carotenuto, ha dato il suo contributo, rappresentando un atto unico sulla vita del franco-irlandese, ispirato alla biografia di James Knowlson, l’unica autorizzata dallo stesso Samuel Beckett.

E dopo il successo della passata stagione, ritorna, a grande richiesta, e con il patrocinio dell’Ambasciata di Irlanda in Italia, “To Be Beckett” (Essere Beckett), dal 13 novembre al 2 dicembre al Teatro La Comunità in via Zanazzo, dietro piazza Sonnino, a Trastevere.
La Carotenuto, autrice della rappresentazione che ha curato anche le scene e la regia, descrive così il suo lavoro: «Si tratta di un teatro d’immagine sostenuto dalla musica, ben curata da Wolfgang Witzenmann, più che di un teatro di parola. È il frutto di un incontro fatale con questo autore che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare, perché mi sembrava troppo grande per me. Volevo raccontare il dolore, il vuoto, l’attesa e leggendo un episodio semplicissimo della sua vita, in un attimo ho capito Beckett, lo stesso che avevo letto, riletto, tanto apprezzato, ma che mai mi aveva emozionata nel profondo. La vita di Samuel bambino, il rapporto con il suo orsacchiotto Baby Jack: questo mi ha spinta a intraprendere un viaggio nella vita dell’autore».

In effetti, la genesi del testo è proprio racchiusa nel rapporto con l’orsacchiotto di peluche e in quel senso del dolore, del vuoto e dell’attesa, che ritroviamo poi anche in noi stessi, il quale ha dominato l’intera esistenza dell’autore di Aspettando Godot e animato la sua opera.
Lo spettacolo traccia un percorso di vita personale e di storia europea e mondiale, attraverso vari momenti salienti che arrivano alla platea del piccolo teatro La Comunità (meno di cento posti) come dei flash, dei quadri, delle raffigurazioni pittoriche che fondano la loro forza non solo sulle note di azzeccatissime musiche, tra cui La Vie en Rose, invece che sulla parola, come ha sottolineato l’autrice, ma anche, e soprattutto, nella profonda espressività, nelle movenze e nella gestualità degli interpreti.

Gli affreschi viventi si aprono con un ormai anziano Beckett, interpretato da un intenso, e per un certo verso anche somigliante, Alessandro Waldergan (nella foto). Il protagonista ripercorre la sua vita attraverso una serie di raffigurazioni. Innanzitutto la madre, Mary Roe Beckett, a cui ha ridato vita la splendida figura di Elvezia Balducelli, ottima presenza scenica; poi il padre Bill Beckett, interpretato da Antonio Mehiel, in questa scrittura impegnato anche come aiuto regista. Non poteva mancare il suo maestro James Joyce (Marco Bruni), e sua figlia Lucia (Denise Somma). Nei confronti del suo maestro, Beckett nutriva un sentimento di amore-odio tanto che in una lettera del 1932 scrisse: «Giuro di sbarazzarmi di J. J. prima di morire, sissignore».
Presenti anche i momenti della resistenza all’occupazione tedesca nel corso della seconda guerra mondiale, vissuti accanto all’amico Alfred Péron (Italo Coretti); la figura dello psichiatra Bion; il solenne momento dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura, datato 1969; e il suo matrimonio con Suzanne.

La locandina dello spettacolo ritrae un Samuel Beckett di spalle con una caratteristica borsa a tracolla. E proprio quella borsa è stato costretto Waldergan a portare, per tutto l’atto unico, poiché essa rappresentava tutto per il drammaturgo irlandese: era la sua vita, la sua casa. Un tratto distintivo della sua natura cosmopolita.

È doveroso, infine, citare gli altri interpreti: Francesco D’Ignazio (il Sacerdote), Paolo Palazzoni (l’Officiante); e poi ancora Silvia Conte, Diego De Gregorio, Anna Fusacchia, Gabriella Italiano, Sara Pirisinu e Emauele Ruzza, tutti nel ruolo della gente di Dublino e Parigi, interpretati seguendo i tratti distintivi delle due diverse culture. La consulenza musicale è a cura del già citato Wolfgang Witzenmann; ricerche e documentazione: Marco Loreti; disegno luci e realizzazione scene: Pietro Pignotta; suono: Enrico Zapicchi; costumi: Casa d’Arte Jolanda; direzione di scena: Marco Prato; aiuto regia: Antonio Mehiel; assistente alla regia: Emanuele Ruzza; scene e regia: Claretta Carotenuto. Le foto di scena sono di Pino Le Pera.

To Be Beckett, ovvero l’originale affresco storico della Compagnia S.T.S., fatto di immagini recitative, danzanti e musicali sullo sfondo delle vicende umane di un artista che ha descritto così bene la solitudine di un individuo che nega la consistenza di qualunque valore e l’esistenza di qualsiasi verità.

To Be Beckett, dal 13 novembre al 2 dicembre
Teatro La Comunità – via G. Zanazzo,1 (piazza Sidney Sonnino) – tel: 065817413
Orario spettacoli: martedì-sabato ore 21; domenica ore 18
Biglietti: intero 15€, ridotto 12 €, gruppi 10 €
Informazioni e prenotazioni: S.T.S. 068174483-0686203554
www.tobebeckett.it
Ufficio Stampa: Valeria Buffoni
valebuf@yahoo.it

La Sposa di Maria Pia

Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti