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Tor Bella Monaca ieri oggi e domani

Considerazioni a margine del Forum sulle Periferie del 25-26 febbraio

Parlare di Tor Bella Monaca, il quartiere che ha ospitato il Forum sulle periferie, ci può aiutare a capire le problematiche che in un modo o nell’altro accomunano le periferie di Roma.

Tor Bella Monaca, dopo il “serpentone” di Corviale, è forse il (non) luogo-simbolo del disagio metropolitano. Un quartiere ai margini, dove cioè è più evidente l’asimmetria storica tra centro e periferia.

Nata negli anni sessanta con l’abusivismo abitativo da parte degli immigrati dal Sud Italia scesi a Roma per trovare lavoro, si sviluppa negli anni ottanta come piano di zona 22 di Tor Bella Monaca. Programmata per farvi vivere 30 mila abitanti, cresce grazie ad una delibera del Comune di occupazione d’urgenza e d’esproprio delle aree e alla realizzazione di edilizia residenziale pubblica, convenzionata, sovvenzionata e agevolata (legge 457 del ‘78) da parte del Consorzio TBM (Isveur, consorzio cooperative costruzioni), che stipula col Comune il contratto di concessione delle aree.
Ma, come spesso accade nel nostro Paese, degli allora 1000 miliardi di lire di finanziamenti previsti ne arrivarono meno della metà, lasciando il quartiere senza servizi e con problemi di illegalità residenziale.

Accanto a questo, com’è noto, in conseguenza della selezione per l’assegnazione di alloggi pubblici si insediarono nella zona ceti sociali poveri e con tanti disagi di integrazione sociale (handicap, tossicodipendenti, disoccupati, ecc.) che hanno creato problemi di convivenza civile (microcriminalità) con il resto della popolazione.
Un classico esempio di come la divisione tayloristica del lavoro (separazione tra chi dirige e chi esegue) diventa anche divisione del sapere e culturale, in una realtà quale quella odierna di de-industrializzazione e di crisi della rappresentanza dove sono saltati pure i centri di partecipazione e di costruzione delle identità che acuiscono il senso di emarginazione.

Ora la politica degli amministratori al Campidoglio, intende impedire che sia solo il mercato a governare il tessuto urbanistico.
Il prossimo storico obiettivo, dopo più di 40 anni, è l’approvazione del nuovo Piano Regolatore della città di Roma, ed è la dimostrazione che si sta facendo sul serio.
Roma, con il nuovo quadro di sviluppo urbano, avrà infatti 19 centralità, collegate da infrastrutture della mobilità su ferro (nuove linee di metro, prolungamento di altre linee a favore delle zone limitrofe, completamento anello ferroviario, ecc..) e servita da centri di vita solidale e culturale.
Aver voluto, ad esempio, un nuovo teatro di qualità in una zona come Tor Bella Monaca o la collocazione di un’università a Tor Vergata che vedrà a breve anche un maxi impianto sportivo nelle vicinanze oppure aver abbattuto le costruzioni della mafia a Finocchio (Collina della pace), come infine l’apertura di nuove 16 librerie sono i segni tangibili che davvero “la periferia si è già messa in movimento”.

Questo progetto vale più dello sviluppo urbanistico della “città eterna”. In quanto, come ha con gran pathos sostenuto don Ciotti nel suo applaudito intervento al Forum, riguarda soprattutto un fatto di “libertà per quegli abitanti che oggi ne sono ancora privi perché mancano loro le condizioni sociali (scuole, cultura, servizi, risorse economiche) per esercitarla veramente”.

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