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Tor Bella Monaca: mamma e figlio per 20 anni in uno scantinato

Il bimbo aveva allora nove mesi. Solo oggi è arrivato il lieto fine per questa incresciosa storia di emergenza abitativa

E’ accaduto a Tor Bella Monaca: 20 anni fa una donna, disperata e senza lavoro, con un bimbo di nove mesi, ha occupato uno scantinato in uno dei palazzoni Iacp. Inutili le sue richieste di aiuto: è costretta a crescere quel bambino in un luogo senza luce, senza finestre, senza acqua e senza servizi igienici.

Anzi, lo Iacp le fa causa perché ha occupato una cantina di sua proprietà, ma il magistrato la assolve perché il fatto non sussiste. Nel 1999 l’allora sindaco Rutelli emette un’ordinanza affinché le venga assegnata una casa popolare. La signora, che non è capace di alzare la voce per difendersi, continua a vivere nello scantinato col figlio.

Molti sapevano, molti conoscevano questa triste situazione, ma sono passati invano 20 anni.  Oggi quel bambino, è adulto: ha 21 anni e, nonostante la situazione che ha vissuto, è diventato un bravo ragazzo.

Nel 2006 quella donna riceve finalmente giustizia. Grazie alla denuncia fatta al TG3 da una sua amica è riuscita ad avere una casa, perché una consigliera dell’VIII Municipio, che attraverso il servizio televisivo è venuta a conoscenza del caso, si è talmente indignata che ha messo davanti alle loro responsabilità coloro che dovevano dare una casa a questa donna, ma che non lo hanno mai fatto, perché questa signora non è capace di urlare e di fare casino, perché quando una persona povera è anche dignitosa, è molto difficile per lei far valere i suoi diritti in questa società.

La soluzione del problema ha dato fastidio ad alcuni personaggi che invece di vergognarsi per aver consentito, conoscendo la situazione, di far crescere una creatura di nove mesi in uno scantinato, hanno ritenuto di criticare il fatto che la consigliera del Municipio sia apparsa in TV insieme alla signora.

Le traversie di questa donna però non sono completamente terminate: ha sì ottenuto giustizia vedendosi assegnata la casa a cui aveva diritto, ma l’alloggio deve essere ristrutturato perché i precedenti occupanti hanno distrutto tutto. La cucina è priva di lavello e dei relativi rubineti, nel bagno mancano completamente i servizi igienici.

A questo punto è necessario che il presidente dell’Ater (ex Iacp) compia un altro miracolo facendo  ristrutturare l’alloggio assegnato a questa donna e a suo figlio, rapidamente. E’ quanto tutti noi ci auguriamo.

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